Hanami 2020 – Unità nella diversità

IT Tra i vari stili compositivi dei giardini giapponesi, la tecnica d’incorporare nel giardino elementi del paesaggio circostante è quella che richiede uno studio accurato del luogo, una ricerca dello spazio e un’elegante gestione della composizione. Tale tipo di tecnica viene definita Shakkei, che letteralmente si traduce in “paesaggio preso in prestito”.Le origini dello Shakkei molto probabilmente risalgono alla Cina del settimo secolo, per poi avere un’evoluzione autonoma in Giappone a partire dal XIX secolo con l’accostamento del termine Ikedori “catturare la vita ­– catturare la scena viva “. Questa tecnica ci aiuta a comprendere l’atteggiamento tipicamente giapponese nei confronti del giardino, un vero e proprio strumento compositivo nelle mani dell’autore, che punta ad accogliere le vibrazioni della natura e non solo. È un gesto di Ospitalità: invitare nel giardino parte del paesaggio esterno ed integrarlo nella composizione. Il profilo di una montagna, quello di una collina e, perché no, anche parte del paesaggio urbano, tutti, diventano in un certo senso ospiti importanti. A questo proposito vi sono alcuni esempi piuttosto noti di integrazione del paesaggio circostante, e non di rado anche di manufatti umani. Tra questi destano una certa curiosità i giardini Hamarikyu, nella zona dei grattacieli di Shimbashi. Qui, dei monoliti moderni, prendono il posto degli antichi scenari naturali usuali, venendo alleggeriti da acque silenziose e quiete: l’apparente contrasto trova un suo equilibrio espressivo di interessante significato.

Takeshi “Ken” Nakajima, nella sua realizzazione del giardino giapponese del Museo Orto Botanico di Roma, ci fa godere in modo particolare di questa tecnica compositiva, integrando in modo magistrale l’affascinante profilo del panorama urbano, in particolare quello costituito dalle sinuose curve della Roma barocca.

ENGL Unity in diversity

Among the various compositional styles of Japanese gardens, the technique of incorporating elements of the surrounding landscape into the garden is the one that requires careful study of the place, research of space and an elegant use of the compositional criteria. This type of technique is called Shakkei, which literally translates into “borrowed landscape”. The origins of Shakkei most likely date back to seventh century China, and from then on they have had an independent evolution in Japan. From the nineteenth century also the term Ikedori has been used with the meaning of “capture life ¬– capture the living scene”. This technique helps us to understand the typically Japanese attitude towards the garden, a real compositional tool in the hands of the author, which aims to welcome the vibes coming from nature and beyond. It is a gesture of hospitality: to invite part of the peripheral landscape into the garden and integrate it into the composition. The profile of a mountain, that of a hill and why not, even a part of the urban landscape, all of them, in a certain sense, become important guests. In this regard there are some rather well-known examples of integration of the surrounding landscape, and not infrequently also of human artifacts. Among these, the Hamarikyu Gardens, in the Shimbashi skyscrapers area ( Tokyo), arouse some curiosity. Here, modern monoliths take the place of the usual ancient natural scenarios, being lifted by silent and quiet waters. The apparent contrast finds an expressive balance with an interesting meaning.

Takeshi “Ken” Nakajima, in his realization of the Japanese garden of the Botanical Garden of Rome, makes us enjoy this compositional technique, masterfully integrating the fascinating skyline of the city, in particular the sinuous curves represented by the domes of the churches of Baroque Rome.

 

S’affannano i poeti

sotto il ciliegio

senza rivali.

Fabio Pasquarella