Orto Botanico ‘Angelo Rambelli’ – ViterboOrto Botanico ‘Angelo Rambelli’ – Viterbo

  • Strada Bullicame s.n.c., 01100 Viterbo
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    Fax +39 0761357028
    E-mail: ortobot@unitus.it, erbario@unitus.it, banca.germoplasma@unitus.it
    Web: http://www.ortobotanico.unitus.it, http://www.http://www.erbario.unitus.it/
  • RESPONSABILI
    Orto Botanico:
    Direttore Azienda Agraria d/s 'Nello Lupori': Prof. Domenico Lafiandra, tel +39 0761 357054 Fax + 39 0761 357028
    Responsabile Scientifico: Prof.ssa Laura Zucconi, tel +39 0761 357033 Fax + 39 0761 357028
    Curatore : Dott.ssa Monica Fonck, tel +39 0761357020 Fax 0761357028

    Museo Erbario della Tuscia:
    Responsabile: Prof.ssa Anna Scoppola, tel +39 0761 3570217 +39 0761 357490
    Personale Tecnico: Dott.ssa Sara Magrini, tel +39 0761 357244

    Banca del Germoplasma:
    Responsabile Scientifico: Prof.ssa Laura Zucconi, tel +39 0761 357033 Fax + 39 0761 357028
    Personale tecnico Dott.ssa Sara Magrini, tel +39 0761 357775
  • ORARI
    Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 12:00
    Dal 1 aprile al 31 maggio aperto anche la domenica dalle 14.30 alle 18.30
    Festivi chiuso
  • INGRESSO
    Intero - € 4,00
    Ridotto - € 2,00 (6 - 12 anni)
    Gratuito bambini da 0 a 6 anni, studenti Università degli Studi della Tuscia, diversamente abili
  • BOOKSHOP NO
  • SUPERFICIE
    60.000 mq
  • VISITE GUIDATE
    Disponibilità di visite guidate per un minimo di 10 persone € 5,00 (previa prenotazione)
    Scolaresche € 2,00 (previa prenotazione)

    Disponibilità di visite guidate previa prenotazione, anche all’Erbario - tel +39 0761 357244
  • INDEX SEMINUM -

Cenni storici

 

Foto aerea dell’area del Bulicame scattata nel 2005

L’Orto Botanico ‘Angelo Rambelli’ è stato istituito a seguito di una convenzione stipulata nel 1985 tra l’Università degli Studi della Tuscia, il Comune di Viterbo e l’Opera Pia Patrimoni, su un’area in località Bulicame.

L’area del Bulicame è situata nella Piana Viterbese ad una altitudine di circa trecento metri s.l.m. sulle ultime propaggini dei Monti Cimini ed è caratterizzata da una bassa collina tronco-conica, alla sommità della quale si trova una sorgente di acqua calda sulfurea. La zona è ricca di resti archeologici di epoca etrusca e romana. Alcuni storici ritengono che in questa zona fosse il Fano di Voltumna, il luogo sacro agli etruschi, presso il quale si riunivano annualmente i lucumoni delle città della confederazione; in epoche successive fu sede di importanti terme romane che Strabone descrive come rivali delle terme di Baia. A testimonianza dell’importanza e notorietà del luogo, il Bulicame fu citato più volte da Dante nei Canti dell’Inferno. Anche durante il periodo medioevale e fino alla fine del XIX secolo, l’area rivestì una grande importanza per l’economia della Città di Viterbo, era infatti destinata alla lavorazione della canapa, per la cui macerazione venivano utilizzati degli invasi collegati, tramite un sistema di canalette, alla sorgente di acqua calda sulfurea. Successivamente l’area fu destinata a pascolo e soggetta ad un lento ma continuo degrado.

Roseto

Dal riconoscimento del valore storico-culturale dell’area e dall’esigenza di sottrarla all’abbandono scaturì la volontà congiunta del Comune e dell’Università di istituire nella zona un Orto Botanico Universitario ed un Parco. Il complesso si estende su una superficie di 15 ettari ed è suddiviso nell’Orto Botanico (6 ettari), situato nella parte più bassa e ospitale, e nel Parco del Bulicame (9 ettari) che include la sorgente calda sulfurea.

L’Orto Botanico è stato ufficialmente inaugurato alla presenza del Ministro per l’Università e la Ricerca Scientifica e Tecnologica il 24 marzo 1991.

Struttura e organizzazione

Collezione di “piante utili”

Struttura e organizzazione dell’Orto Botanico

L’Orto Botanico dell’Università della Tuscia,  insieme all’Erbario della Tuscia e alla Banca del Germoplasma, è parte dell’Azienda Agraria Didattico-Sperimentale ‘Nello Lupori’.

Le tre strutture afferiscono al Sistema Museale di Ateneo, con sede presso il Complesso di Santa Maria in Gradi, un antico convento domenicano edificato nel XIII secolo, periodo del suo massimo splendore.

Il Sistema Museale di Ateneo è una struttura che coordina i musei, le collezioni e le raccolte collegate ai Dipartimenti, alle Facoltà e ai Centri dell’Università della Tuscia che si propone di sostenere e promuovere la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico dell’Ateneo e delle sue collezioni storiche, demo-antropologiche, scientifiche e artistiche, nell’intento di favorire lo svolgimento dei compiti istituzionali, di ricerca scientifica, di promozione della cultura, di conservazione, restauro, catalogazione, incremento, ostensione e valorizzazione delle collezioni medesime. Obiettivo del SMA è la progressiva integrazione del complesso dei Musei, Archivi e Collezioni scientifiche universitarie, allo scopo di garantire l’utilizzazione ottimale delle risorse, nonché di costruire un itinerario ideale che colleghi le multiformi espressioni della memoria storica e della ricerca in atto.

Le principali collezioni

 

Veduta della serra delle Felci

L’Orto Botanico ospita alcune collezioni vegetali, aggregate per criteri tassonomici o fitogeografici e alcune ricostruzioni ambientali, compatibili con le caratteristiche climatico-pedologiche dell’area, caratterizzata da forti escursioni termiche annuali (min -10°C max 40°C) e da un suolo di natura fortemente calcarea. Molto interessante è il sistema delle acque che, sotto forma di laghetti e ruscelli, percorre l’intera struttura. Quest’ultima si ricollega fisionomicamente e paesaggisticamente al sistema di canalette che alimentava gli invasi anticamente utilizzati per macerare lino e canapa e attualmente utilizzati per la ricostruzione di ecosistemi acquatici; i bordi delle canalette sono arricchiti da una vegetazione erbacea e arbustiva spontanea.

Il perimetro dell’Orto Botanico presenta sul lato nord una siepe di Rosa bracteata Wendl., che si arrampica per tutta la lunghezza della recinzione metallica, svolgendo contemporaneamente funzione di frangivento e protezione: questa specie, molto spinosa, è decorativa per le abbondanti e prolungate fioriture primaverili-estive. Accanto alla siepe c’è un viale di Albizia julibrissin Durazz. (albizia) con fiori di intenso colore rosa. Il lato orientale confina con il Fosso Madonna dagli Occhi Bianchi ed ospita una collezione di bambù, mentre quello meridionale accoglie una siepe di Poncirus trifoliata (L.) Raf., pianta spinosa molto resistente con fiori bianchi e frutti di colore giallo. L’ingresso accoglie una collezione di leguminose, principalmente a carattere arbustivo e arboreo: Laburnum anagyroides Medikus (maggiociondolo), Cercis siliquastrum L. (albero di Giuda), Sophora japonica L., Ceratonia siliqua L. (carrubo), Gleditsia triacanthos L. (spino di Giuda).

Il roseto raccoglie oltre duecento esemplari di Rosa appartenenti a differenti sezioni, ognuna delle quali rappresentata da una o più specie botaniche e dai relativi ibridi naturali o artificiali. Particolarmente attraente è l’area delle rose rampicanti che si succedono su appositi sostegni con fioriture che si alternano con colori spesso molto contrastanti.

Nella parte alta dell’Orto, per richiamare le radici storiche degli orti botanici, è stato allestito un giardino dei semplici organizzato in parcelle di 50×50 cm, all’interno delle quali vengono coltivate specie di interesse fitoterapico.

Il palmeto ospita diverse specie di palme, che costituiscono una discreta collezione, troviamo alcuni esemplari di Washingtonia filifera (Lind. ex André) H. Wendl., Chamaerops humilis L., Phoenix canariensis Chabaud e P. dactilifera L.; quest’ultima, pur essendo una specie particolarmente sensibile alle basse temperature, beneficiando del riscaldamento del suolo ad opera delle falde calde sotterranee, vegeta molto bene.

L’allestimento di una sezione dedicata alle Piante utili ha preso spunto dall’importanza rivestita dalla coltivazione e lavorazione di canapa e lino nell’economia del Viterbese fino alla fine del XIX secolo. La collezione, progettata e allestita grazie al lavoro di studenti universitari nell’ambito di tesi di laurea, stage e tirocini post lauream, accoglie piante di varia provenienza mostrandone l’uso che ne ha fatto l’uomo nel tempo. Lungo il percorso è possibile vedere Piante tessili tradizionali come  Linum usitatissimum L. (lino), Agave sisalana Perrine (sisal), Corchorus olitorius L. (yuta), Gossypium herbaceum L. (cotone). Nell’ambito di questa collezione a maggio 2016 è stato inserito un percorso di piante tintorie che conta alcune decine di specie tra le quali: Anthemis tinctoria L. (camomilla per tintori) per il giallo, Rubia tinctorium L. e Bixa orellana L. (annatto) per il rosso, Isatis tinctoria L. (guado) per l’azzurro. Con il percorso delle Piante Tintorie si vuole condurre il visitatore lungo un nuovo ed affascinante viaggio nel mondo vegetale. Esso attraversa l’Orto Botanico partendo dall’ingresso e tocca quasi tutte le collezioni botaniche.  Il percorso delle piante utili comprende inoltre molte piante usate in profumeria come Luffa cylindrica (L.) M. Roem. (spugna vegetale), Magnolia grandiflora L. (magnolia), Rosa Kazanlik e tante altre.

La macchia mediterranea è stata realizzata su un’area in lieve pendio immaginata, nella ricostruzione, come una collina che degrada verso il mare. Nella parte alta sono stati collocati, tra gli altri, pino d’aleppo, leccio, corbezzolo e, scendendo, mirto, lentisco, fillirea, lonicera e, scendendo ancora, salvia, rosmarino, palma nana. In un’area adiacente è stato ricostruito un tratto di macchia secondaria a prevalenza di ginestre, che evoca gli stadi di sostituzione più xerofili del cespuglieto mediteraneo in senso lato ed è al contempo indice di una forte degradazione dei suoli, è infine presente una ricostruzione di gariga. L’organizzazione della macchia secondo la sequenza macchia primaria-macchia secondaria-gariga consente la percezione delle conseguenze dei disturbi prevalentemente antropici, sulla vegetazione, cui è sottoposta questa formazione in natura.

Il bosco misto caducifoglio ospita le principali specie caducifoglie caratteristiche dei boschi italiani, con elementi arborei ed arbustivi prevalentemente della flora autoctona del Lazio. In collezione, tra le specie legnose ed arbustive della flora autoctona del Viterbese, vi sono Quercus pubescens Willd. (roverella), Quercus cerris L. (cerro), Quercus robur L. (farnia), Acer monspessulanum L. (acero minore), Cornus mas L. (corniolo), Corylus avellana L. (nocciolo), Ruscus aculeatus L. (ruscolo pungitopo). Nello strato erbaceo attualmente sono presenti esemplari di Pulmonaria officinalis L., Primula elatior (L.) Hil, Cyclamen hederifolium Aiton (ciclamino) ed Helleborus viridis L. (elleboro verde).

Nell’area adiacente è stata allestita una collezione di orchidee spontanee italiane che ospita una trentina di specie reperite in ambiente naturale o riprodotte con tecniche di coltivazione in vitro. Tale collezione è stata realizzata nell’ambito di un progetto di conservazione ex situ, condotto in collaborazione delle aree protette della Provincia di Viterbo.

La collezione dendrologica occupa la parte centrale dell’Orto, si estende per una superficie di 1,5 ha circa e raccoglie piante provenienti da quasi tutto il mondo, disposte secondo il luogo di origine. Tra gli esemplari del continente asiatico si ricordano Gingko biloba L., Cycas revoluta Thunb., Melia azedarach L. (albero del rosario), Malus floribunda Siebold ex van Houtte (melo da fiore). Tra le specie caratteristiche del continente europeo si annoverano: Quercus suber L. (quercia da sughero), Sorbus domestica L. (sorbo) e Castanea sativa L. (castagno). Nell’area destinata a specie endemiche dell’America meridionale sono presenti, tra le altre,  Araucaria araucana Kock (araucaria), Cortaderia selloana (Schult. et Schult.) Asch. Et Graebn. (la piuma della pampa), ecc. Nella parte occidentale dell’arboreto si trovano esemplari originari del Canada, come Liriodendron tulipifera L. (albero dei tulipani), Acer saccharum Marshall (acero da zucchero) e Juglans nigra L. (noce nero); nella parte sud-occidentale sono state poste a dimora specie californiane come Sequoiadendron giganteum (Lindl.) Buchh. (sequoia gigante), Sequoia sempervirens (D. Don) Endl. (sequoia) e Fremontodendron californicum (Torr.) Coville che ha fioriture primaverili di colore giallo molto vistose.

Particolare della ricostruzione di un ecosistema acquatico

L’Orto Botanico possiede inoltre  una collezione di  felci italiane ed esotiche, disposte secondo la famiglia di appartenenza. La collezione è arricchita da alcune specie di felci arboree come Dicksonia antarctica Labill. e Cyathea cooperi (Hook. ex F. Muell.) Domin, nonché di specie particolarmente rare come Ophioglossum vulgatum L., Osmunda regalis L.

Nella parte bassa dell’Orto affiora una piattaforma di travertino, che si interrompe bruscamente formando due pareti pressoché verticali dove sono stati ricostruiti ambienti di tipo desertico; tale area è, infatti, particolarmente assolata e riparata dai venti settentrionali e consente di ospitare piante succulente di provenienza africana, messicana e del Madagascar. Notevole è la collezione di Opuntia, vi sono inoltre numerosi esemplari di Cereus, Euphorbia, Agave, Alöe. La maggior parte di queste piante viene collocata in primavera sul posto direttamente con il vaso, opportunamente nascosto con sabbia, sassi o rocce, per essere poi tolta e riparata in serra in autunno.

La collezione di succulente si completa con numerosi esemplari coltivati all’interno di una serra riscaldata (“Serra Paolo Astolfi”). Qui troviamo alcune Kalancoe, Euphorbia, unitamente a numerose specie di Aloe e Aeonium.

Nella parte più bassa dell’Orto, attorno al laghetto principale, è stata ricostruita un’area di vegetazione delle zone sub-tropicali australiane con varie specie di eucalitti, acacie, callistemon, melaleuca, ecc. Nell’area sono state inserite anche altre piante di provenienza australe come ad esempio alcuni esemplari di Cordyline australis (G. Forst.) Hook. Questa area ha una esposizione a mezzogiorno ed è riparata dai venti freddi da due costoni; per queste sue caratteristiche ha un microclima che la rende adatta ad ospitare piante che in altre situazioni non sopporterebbero i rigori invernali, indubbiamente la massa d’acqua del lago contribuisce in modo sostanziale a mitigare il microclima della zona.

All’interno dell’Orto Botanico è presente una Serra Tropicale di circa 1000 m3 che ospita, corisie, orchidee, bromeliacee, banani, mimose sensitive, tumbergia, diverse specie di passiflore tropicali, cicadacee, ecc.

Cenni sull’Erbario della Tuscia

Avviato nel 1990, riconosciuto dall’Ateneo nel 1996 e subito dopo a livello nazionale e internazionale con l’iscrizione nell’Index Herbariorum e l’assegnazione dell’acronimo UTV, vanta oggi una raccolta di oltre 31.000 campioni essiccati di piante superiori, tutti catalogati e riuniti in 360 pacchi, che viene incrementata di anno in anno. Le piante provengono principalmente dal territorio italiano e sono state fornite da 694 raccoglitori. Possiede una biblioteca con circa 150 volumi e attrezzature varie. Esso costituisce una struttura dedicata allo studio della biodiversità vegetale, alla sua documentazione e conservazione; si affianca all’Orto Botanico e alla Banca del Germoplasma nello svolgimento delle attività di ricerca e di supporto alla didattica delle materie botaniche. Tutti i dati relativi ai saggi sono archiviati in un database.

Attualmente è collocato in locali del Dipartimento DAFNE e si appoggia, per l’allestimento dei campioni, attività didattiche e divulgative e altre manifestazioni, all’aula delle collezioni didattiche. Effettua scambi e prestiti, realizza erbari didattici e  organizza iniziative per le scuole. È visitabile su prenotazione.

www.erbario.unitus.it

Cenni sulla Banca del Germoplasma della Tuscia

Istituita nel dicembre del 2005, è una struttura museale e di ricerca che si occupa istituzionalmente di conservazione ex situ a lungo termine il germoplasma (semi e spore) di piante endemiche, rare o minacciate della flora italiana, con particolare riferimento alla flora del territorio dell’Alto Lazio.

È un nodo di RIBES, la Rete Italiana delle Banche del germoplasma per la conservazione Ex Situ della flora spontanea. Attualmente sono conservate presso la banca della Tuscia le spore o i semi di oltre 150 specie della flora italiana, per un totale di quasi 400 accessioni; circa 150 accessioni sono di semi di orchidee spontanee e più di 100 sono le accessioni di spore di felci.

Molte delle specie delle quali la Banca conserva il germoplasma sono coltivate presso l’Orto Botanico dove sono state allestite varie collezioni a scopo didattico e divulgativo. Esse sono tutte visitabili. È collocata provvisoriamente in spazi del Dipartimento DEB in due locali contigui di circa 30 mq totali.

La Banca del Germoplasma della Tuscia è dal 2009 membro Associato del Progetto Orchid Seed, Orchid Seed Stores for Sustainable Use (OSSSU), progetto internazionale coordinato dal Kew Garden sulla conservazione e riproduzione di orchidde spontanee.

Attività e progetti

 

Veduta del Costone roccioso su cui sono state coltivate numerose specie succulente

Corsi ed esercitazioni studenti universitari

All’interno dell’Orto Botanico si svolgono lezioni, esercitazioni, attività di stage e tirocini per gli studenti dell’Università degli Studi della Tuscia.

Tesi di Laurea e Tirocini post-lauream

Nel corso degli anni numerosi studenti delle Facoltà di Scienze e di Agraria hanno svolto le loro tesi di Laurea e tirocini post-lauream presso l’Orto Botanico,  l’Erbario della Tuscia e la Banca del Germoplasma.

Ricerca e conservazione

Presso questa struttura vengono condotte numerose attività di ricerca sulla conservazione ex situ/in  situ di specie a rischio di estinzione (felci, flora dei travertini, orchidee sponanee); sulla valorizzazione e recupero dei suoli dell’area del Bullicame mediante introduzione di specie arboree ed arbustive; sul censimento delle specie fungine dell’Orto Botanico.

Manifestazioni

Nel mese di maggio sono organizzate mostre tematiche e manifestazioni culturali, mentre in ottobre viene annualmente riproposta una mostra micologica.

Bibliografia

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