Orto Botanico di PaviaOrto Botanico di Pavia

  • Via S.Epifanio 14 - 27100 Pavia. Tel. 0382 984848
  • RESPONSABILI Direttore: Prof. Francesco Sartori - orto.botanico@unipv.it Prof. Francesco Bracco - Comitato tecnico Rete Orti Botanici Lombardia - francesco.bracco@unipv.it Dott.ssa Silvia Assini - Consiglio Direttivo Rete Orti Botanici Lombardia - silviapaola.assini@unipv.it
  • ORARI lun - gio: 9,00-12,30 14,30-17,00 ven: 9,00-12,30
  • INGRESSO Gratuito
  • BOOKSHOP NO
  • SUPERFICIE Circa 3 ettari, comprensivi dell'edificio
  • VISITE GUIDATE Dott.ssa Lorenza Poggi - lorenza.poggi@unipv.it Associazione "Amici dell'Orto Botanico" Pavia http://www.amiciortobotanicopavia.it/
  • INDEX SEMINUM NO

Cenni storici

Edificio dipartimentale

L’Orto Botanico pavese si trova nell’attuale sede dagli ultimi decenni del 1700, dopo una complessa sequenza di tentativi per trovare una sede idonea alla coltivazione e all’insegnamento dei semplici nella facoltà medica. La prima cattedra di Botanica fu istituita da Fulgenzio Witman (1763-1773), monaco vallombrosano allievo di Maratta, che insegnò a Pavia dal 1763 al 1773: in questo periodo fu invitato a dare indicazioni per la costruzione di un giardino dei semplici in luoghi diversi dalla sede attuale dell’Orto Botanico.

Fu in particolare il conte Firmian, plenipotenziario degli Asburgo per la Lombardia, che individuò quella che sarebbe diventata la sede definitiva nell’area della chiesa di S. Epifanio, annessa al convento dei Padri Lateranensi. Per la progettazione dell’Orto pavese, già dal 1772 il conte Firmian suggeriva alle autorità di assumere come modello l’Orto dei semplici di Padova e di ricorrere in particolare all’esperienza di G. Marsili, che allora lo dirigeva. Costui inviò infatti una relazione in cui venivano indicate le caratteristiche di un orto destinato all’insegnamento. Le autorità di Milano, sede del Vicerè austriaco, ebbero anche una pianta del giardino di Schönbrunn, allora diretto da Jaquin, e una del giardino di Vienna.

Nel 1773 i lavori per la realizzazione dell’Orto erano già avviati e nel 1774 venne insediato nell’edificio il Laboratorio di Chimica. Secondo la ricostruzione storica fatta da Valerio Giacomini nel 1959, risulta che già nel 1775, sotto la direzione di Valentino Brusati (1773-1777) e con Giosuè Scannagatta come curatore, era in atto l’utilizzazione dell’Orto, mentre solo nel 1776 iniziò la costruzione delle grandi serre in legno su progetto di Giuseppe Piermarini in corrispondenza della attuali serre scopoliane..

Nel 1777, quando assunse la direzione Giovanni Antonio Scopoli (1777-1788), l’Orto Botanico aveva un assetto molto simile a quello attuale, soprattutto per gli edifici e la perimetrazione. Ciò è provato dalla nota stampa riportata sul prospetto di una delle opere maggiori dello Scopoli, Deliciae Florae et Faunae Insubricae del 1786, ora simbolo dell’orto pavese. Sotto la direzione di Scopoli, l’Orto Botanico raggiunse un assetto definitivo, comparabile per efficienza a quello di Orti Botanici ormai celebri, come quello di Padova, che inizialmente fornì gran parte delle piante. Scopoli stabilì corrispondenze con numerosi botanici europei quali Adanson, Allioni, Arduin, Banks, Gessner, Gleditsch, Gmelin, Haller, Jacquin, Linneo.

Il lavoro di organizzazione dell’Orto riprese sotto il prefetto Domenico Nocca (1797-1826), che si insediò nel 1797, lasciando la direzione dell’Orto Botanico di Mantova. Egli arricchì le collezioni con scambi di semi e di piante, e promosse il rifacimento delle già citate serre, dette di Scopoli, facendone ricostruire da Luigi Canonica le strutture lignee con le attuali in muratura. Aumentò inoltre le strutture per la coltura di piante mediante “pulvilli”, riparabili con vetri, esistenti ancora oggi. Al Nocca successe Giuseppe Moretti (1826-1853), a cui subentrò Santo Garovaglio (1853-1882) che, nel 1871, ottenne la costituzione del Laboratorio Crittogamico per lo studio delle malattie delle piante dovute a crittogame parassite.

Il periodo della scuola di Giovanni Briosi (1883-1919) segnò un ulteriore miglioramento dell’Orto Botanico, soprattutto per l’aggiunta di serre calde: due sul lato meridionale dell’Istituto, a diretto contatto con la costruzione, e una, a forma di cupola, sovrastante una grande vasca.

Viale centrale arboreto angiosperme

Dopo Luigi Montemartini (1920-1926) e Gino Pollacci (1927-1942), nel 1943 assunse la direzione dell’Orto Raffaele Ciferri (1943-1964) che, nell’immediato dopoguerra, si trovò a dover fronteggiare gravi perdite nelle collezioni e gravi danni nelle strutture dell’Istituto. Le scelte furono quindi dirette verso la massima economia possibile: furono rimosse le serre sul lato meridionale dell’edificio, che venne trasformato in facciata monumentale dell’Istituto, e si rimodellò l’impianto del giardino sull’esempio dei parchi delle classiche ville lombarde del XVII e XVIII secolo. Ciferri destinò la parte meridionale del giardino all’impianto di una notevole collezione di Rosa, tuttora grande pregio dell’Orto.

Alla morte di R. Ciferri, Ruggero Tomaselli (1964-1982), per carenza di fondi e di mano d’opera, semplificò l’organizzazione delle aiuole, estendendo la collezione di specie arboree di latifoglie. Incrementò la collezione di Cicadacee e di piante grasse anche mediante importazioni dirette dai luoghi di origine dove svolse campagne di ricerca. Inoltre curò la costruzione di una nuova serra tropicale.

Durante la successiva direzione di Augusto Pirola (1982-1996) furono introdotte nuove collezioni (Hydrangea, Pelargonium, Hosta) e fu modificata l’impostazione della collezione di rose. Dal 1997 l’Orto Botanico fa parte del Dipartimento di Ecologia del Territorio e degli Ambienti Terrestri, nel quale è confluito l’Istituto di Botanica. Dalla stessa data inizia la direzione di Alberto Balduzzi (1997-2002) durante la quale si sono gettate le basi di una collezione di piante officinali. Inoltre sono stati eseguiti importanti interventi di restauro manutentivo. L’attuale direttore è Francesco Sartori.

Struttura e organizzazione

L’Orto Botanico è parte del Sistema Museale di Ateneo e della Rete degli Orti Botanici della Lombardia partecipando alle relative attività coordinate di carattere museale, scientifico e didattico.

L’Orto Botanico, costituitosi alla fine del secolo XVIII, si estende su una superficie coltivabile di circa 2 ettari. E’ caratterizzato da una stratificazione di presenze storiche, frutto di attività condotte in diversi momenti, alcune ora allo stato residuale (arboreto gimnosperme, arboreto angiosperme, piante officinali).

Attualmente è organizzato principalmente in:

  • collezioni viventi di piante ex-situ, quali Roseto, Aiuola del Te, Serra delle orchidee, Serra tropicale Tomaselli, Serra delle piante utilitarie Briosi, Serre Scopoliane, Arboreto, Platano di Scopoli, Aiuole di piante autoctone della Pianura Lombarda;
  • collezioni viventi di piante in-situ, localizzate nella Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”, struttura associata all’Orto Botanico;
  • collezioni viventi di semi, conservate nella banca del germoplasma;
  • collezioni di essiccati, conservate nell’erbario all’interno dell’edificio dipartimentale annesso all’orto;
  • Centro Didattico della Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”.

Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri” e Centro Didattico della Riserva. La Riserva, di proprietà dell’Università, il cui accesso è consentito solo per ragioni di studio, compiti amministrativi o di vigilanza, si trova sulla sponda destra del Ticino a Zerbolò (PV). Rappresenta uno dei pochi lembi forestali rimasti in Pianura. Non essendo visitabile, presso  l’Orto Botanico, è sorto il suo Centro Didattico Divulgativo, polo delle attività rivolte alle scuole e alla cittadinanza. Attraverso attività di laboratorio e multimediali si arriva a conoscere: l’ambiente peculiare di un bosco naturale di pianura; le specie che lo popolano, imparando a riconoscerle e a dare loro un nome; il suolo su cui si sviluppa e le sue caratteristiche. Per ulteriori informazioni sulla Riserva: http://boscosironegri.unipv.it

Banca del germoplasma. La Banca del germoplasma nasce nel 2004, nell’ambito delle iniziative promosse dal Centro Regionale per la Flora Autoctona (CFA) della Regione Lombardia a tutela della propria flora spontanea. Attualmente ospita sia semi di specie selvatiche autoctone, sia semi di cultivar di interesse agronomico. L’azione della banca del germoplasma di Pavia avviene in stretta collaborazione con altre banche del germoplasma, nell’ambito della Rete Nazionale RIBES ed europea (ENSCONET, European Native Seed Conservation Network) ed in particolare con la Millenium Seed Bank  dei Royal Botanic Gardens di Kew, in Gran Bretagna. responsabile della banca è il Prof. Graziano Rossi (graziano.rossi@unipv.it). Per ulteriori informazioni sulla banca del germoplasma: http://www-3.unipv.it/labecove/conservazione/banca.htm

Erbario. L’Erbario di Pavia, localizzato nell’edificio dipartimentale, all’interno dell’Orto Botanico, risale al 1780. Sotto la direzione del Garovaglio è stato ordinato e sono state acquistate nuove collezioni, tuttora in incremento. L’organizzazione attuale comprende un Erbario dedicato alle piante vascolari (composto da Erbario Lombardo, con circa 23000 essiccati di flora lombarda, Erbario Generale e raccolte personali, riferibili a singoli autori quali Ciferri, Cobau, Gasparrini) e un Erbario Crittogamico (composto da raccolte Lichenologiche, Briologiche, Micologiche, Algologiche e di Myxomiceti). Per ulteriori informazioni sull’erbario: http://www-3.unipv.it/det/homepage/erbario/erbario.html

 

Le principali collezioni

Roseto. Istituito dal professore Ciferri come raccolta di sole varietà coltivate, è attualmente in ristrutturazione. Il mantenimento di una collezione di Rosa è stato consigliato dal fatto che la fioritura primaverile è divenuta un elemento decorativo apprezzato dalla cittadinanza. Per dare all’esposizione il massimo contenuto culturale, nel 1986, la direzione dell’Orto decide di modificare l’impostazione su elementi più aderenti alle necessità didattiche, presentando la base delle specie selvatiche di Rosa e i progressivi stadi di ibridazione fino alle rose ibride moderne. La realizzazione del progetto di dettaglio è affidata all’architetto naturalista Cristina Serra Zanetti, con il compito di rispettare il medesimo disegno degli spazi coltivati per il roseto precedente e di programmare la realizzazione in modo graduale per assicurare la continuità della visibilità urbana dell’Orto. La parte del giardino attualmente destinata ad ospitare la collezione di rose è quindi suddivisa in tre grandi aree: un folto gruppo di rose selvatiche, raccolte nelle aiuole marginali, con specie e ibridi naturali denominate secondo la classificazione adottata per la flore delle regioni di origine; le rose antiche, collocate in modo da evidenziare, ove possibile, i legami con le sezioni precedenti; gli ibridi moderni nelle aiuole centrali. In linea generale tutte le piante permettono di osservare la grande plasticità delle forme di base comuni al genere e la varietà del fiore, apprezzando il valore ornamentale di altri caratteri quali la forma e il colore delle spine e dei frutti, il colore della corteccia che cambia con l’invecchiamento del ramo, la variabilità del fogliame per forma, colore.

Aiuola del Te. Vi sono mantenuti gli arbusti di tè (Camelia sinensis forma biologica ticinensis) coltivato sin dalla fine del XIX sec. La designazione di forma biologica ticinensis risale a Pollacci e Gallotti (1940) per ricordare la sua origine, essendo frutto di un adattamento (resistente a rigide temperature) avvenuto nell’Orto Botanico ticinense.

Serra delle orchidee. Fu negli anni Settanta del XX secolo che per iniziativa del direttore dell’Orto Botanico Ruggero Tomaselli venne edificata questa piccola serra in vetro e metallo.  Questa e l’attuale serra tropicale costituiscono le due strutture più moderne di cui l’Orto oggi dispone. Si tratta di una piccola realizzazione in confronto alle imponenti serre calde e alla cupola del cosiddetto Acquario ad acqua riscaldata, fatte costruire precedentemente da Giovanni Briosi per la coltura delle piante tropicali . Queste serre, occultanti l’intero fronte dell’edificio, furono demolite dopo la seconda guerra mondiale e lo spazio ora occupato dalla serra delle orchidee fu dedicato alla coltivazione all’aperto delle piante tropicali durante la stagione estiva. Sotto la direzione di R. Tomaselli, la serra appena costruita, fu soprattutto adibita alla coltivazione delle Bromeliaceae americane che egli studiava. Dopo un periodo di parziale abbandono, venne a essere prevalentemente utilizzata per il mantenimento delle orchidee e, salvo qualche modifica strutturale e l’arricchimento con nuovi esemplari, da allora è rimasta tale. Attualmente, ospita orchidee tropicali, tra cui specie di origine americana, quali Vanilla planifolia (vaniglia), Maxillaria tenuifolia, Maxillaria ferdinandiana, Bifrenaria harrisoniae, Mormolyca ringens, Epidendrum ciliare e Anacheilium baculus. Altre specie provengono dall’Asia orientale, come Cypripedium insigne, Coelogyne cristata, Dendrobium moschatum, Phalaenopsis equestris e Vanda tricolor.  Dendrobium kingianum di origine australiana.

Serra tropicale Tomaselli. Costruita nel 1974, attualmente contiene diverse specie esotiche di Pteridofite, Araceae, Asclepiadaceae, Euphorbiaceae, Liliaceae, Marantaceae.

Serra delle piante utilitarie Briosi. Questa serra, che ospita una serie di piante esotiche da frutto, aromatiche, da legno e ornamentali, è utilizzata anche come serra di ricovero invernale di piante in vaso.

Serre Scopoliane. Sono formate da due corpi collegati da un atrio comune. Nel corpo orientale sono conservate le specie di Cicadaceae, con esemplari di Zamia furfuracea, Dioon edule, Cycas revoluta, Ceratozomia mexicana, Cycas revoluta e Dioon spinulosum. Nel corpo occidentale si trova una collezione di piante succulente, con specie di Cactaceae (generi Mammillaria, Cereus, Echionocactus, Echinopsis, Ferocactus), Agavaceae, Asteraceae, Asclepiadaceae, Liliaceae (genere Aloë), Euphorbiaceae (genere Euphorbia), Vitaceae. E’ qui ospitato un bellissimo individuo della particolarissima gimnosperma Welwitschia mirabilis proveniente dalla Namibia. Sono infine recentemente entrate a far parte della collezione alcune specie del genere Lithops “le rocce viventi”.

Arboreto e Platano di Scopoli. Ospita diverse specie arboree e arbustive originariamente in prevalenza esotiche, attualmente arricchito con diverse specie delle foreste dell’Italia settentrionale. Dell’impianto originario, attribuito allo stesso Scopoli, rimane un monumentale Platanus hispanica.

Aiuole di piante autoctone nemorali e xerofile. A partire dal 2004, sono state allestite aiuole ospitanti piante autoctone della pianura lombarda, molte delle quali protette e rare. In particolare, sono ospitate specie nemorali tipiche dei querco-carpineti e querco-ulmeti (quali Anemone nemorosa,  Aristolochia pallida, Asparagus tenuifolium, Asphodelus albus, Carex brizoides, Carex pilosa, Convallaria majalis, Erythronium dens-canis, Iris sibirica, Leucojum vernum, Polygonatum multiflorum, Scilla bifolia, Vinca minor) e piante xerofile dei prati secchi (quali Achillea tomentosa, Anarrhinum bellidifoliumArmeria arenaria, Clematis recta, Dianthus  carthusianorum Festuca stricta subsp. trachyphylla, Helianthemum nummularium, Hieracium pilosella, Lychnis viscaria, Polygonatum odoratum, Potentilla tabernaemontani, Rumex scutatus, Teucrium chamaedrys).

Attività e progetti

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Bibliografia

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