Orto Botanico dell’Università di CataniaOrto Botanico dell’Università di Catania

Cenni storici

Tornabene

L’Università di Catania istituì la prima cattedra di Botanica nel 1788, affidandola a Matteo Di Pasquale. Non disponendo di un orto accademico, Di Pasquale ed il successore Ferdinando Cosentini, utilizzavano, per le dimostrazioni pratiche a sostegno delle lezioni, un piccolo orto privato.
La fondazione dell’Orto Botanico di Catania si deve al monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne nel 1847, dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo, nella località Borgo, allora, zona periferica della città. Nel 1854, fu stabilita una rendita per il mantenimento dell’Orto e nel 1856 fu dato l’incarico della progettazione degli edifici all’architetto Mario Di Stefano.
Nel 1862 furono collocate le prime piante, provenienti da altri Orti Botanici, in particolare da Svezia, Francia e Italia (Napoli e Palermo).
Nel 1865, grazie al lascito del catanese Mario Coltraro, l’Orto fu ampliato con una nuova area destinata, come espressamente voluto dal donatore, alla coltivazione delle specie della flora spontanea siciliana. Da allora non è stata possibile alcuna ulteriore espansione a causa del rapido sviluppo della città.
Al Tornabene successero Pasquale Baccarini, in carica dal 1892 al 1900, Giuseppe Lopriore, dal 1900 al 1901 e nel 1901 Fridiano Cavara.
Quest’ultimo si distinse per un’attività scientifica vivace e varia, dedicandosi, tra l’altro, a ricerche floristiche e micologiche, ma soprattutto tentò l’esperienza di acclimatare sull’Etna piante alpine. A tale scopo creò, nei pressi della casa cantoniera, a 1880 m s.l.m., un Giardino Botanico Alpino che chiamò “Gussonea”.
Luigi Buscalioni, noto in Italia e all’estero per la sua produzione scientifica nei più diversi campi della Botanica, diresse l’Orto dal 1906 al 1923, adoperandosi per l’ampliamento dell’Istituto con la creazione di nuovi locali per la biblioteca e i laboratori. Strutture che da un punto di vista architettonico, si rivelarono molto modeste in confronto al classico edificio voluto dal Tornabene. Egli cercò, inoltre, di realizzare nell’Orto l’ordinamento sistematico secondo Engler, ma le sostanziali modifiche apportate, se permisero un’organizzazione più razionale, comportarono però la distruzione di esemplari arborei di indubbio pregio.
I successivi direttori, noti studiosi in campo botanico come Emilio Chiovenda, Albina Messeri e Roberto Corti, non apportarono sostanziali cambiamenti all’Orto.

La vecchia serra

Alla vigilia della seconda guerra mondiale assunse la direzione Gaetano Rodio.
Purtroppo i danni causati dai bombardamenti, l’occupazione dell’Istituto da parte delle truppe alleate e le difficoltà postbelliche determinarono la decadenza dell’Orto.
Nel 1958, per i gravi danni subiti, il direttore Valerio Giacomini fece demolire la grande serra Tepidario voluta dal Tornabene.
Oggi l’Orto Botanico, all’interno dell’originaria struttura ottocentesca, è tornato ad essere luogo di notevole interesse culturale storico, scientifico e didattico.

Struttura e organizzazione

Panoramica

L’Orto Botanico si estende su una superficie di circa 16.000 mq a 75 m s.l.m.,  su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali; il clima è termomediterraneo subumido (precipitazioni medie annue 732 mm, temperatura media annua 18 C).

L’area è suddivisa in Hortus Generalis (13.000 mq),  che raccoglie soprattutto piante esotiche, ed Hortus Siculus (3000 mq), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

Vasca

L’Hortus Generalis, in stile formale o all’italiana, è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.

La grande serra, Tepidario, che costituiva una delle strutture più imponenti dell’Orto, demolita negli anni ’50, è stata oggi sostituita con un nuova serra, inaugurata nel 2008 e destinata alla coltivazione delle piante tropicali.

La nuova serra

Il nuovo Tepidario ospita oltre 160 specie vegetali (Foto serra interno) e riproduce l’architettura della vecchia serra che per volere dello stesso Tornabene riprendeva l’arte dell’antica manodopera francese in ferro e cristalli, realizzata ad imitazione di quella dell’Orto Botanico di Palermo.

In prossimità del Tepidario si trovano due piccole serre destinate alla coltivazione delle piante succulente, una delle quali raccoglie la collezione del dott. Gasperini, donata nel 1982 all’Orto Botanico.

Nell’Orto è presente anche una serra caldo-umida più piccola utilizzata, soprattutto, per la riproduzione delle palme e per la coltura di piccole piante esotiche.

Particolare della serra

In un’area semicircolare, in fondo al viale principale, si trova l’edificio in stile neoclassico incorniciato da due enormi Dracaena draco; una gradinata in marmo consente l’accesso al portico, caratterizzato da una doppia fila di colonne e soffitto a cassettoni decorati con rosoni di stucco; sulla facciata sono poste alcune lapidi con iscrizioni che celebrano gli studi botanici ed alcuni maestri del passato (Linneo, De Candolle, Bivona, Cupani, Gussone).

Orto siculo

L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, costituisce un settore peculiare. Una recente ristrutturazione ha permesso la creazione di aree diversificate nelle quali sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco e macchia mediterranea). In questi ambienti, insieme a piante comuni e diffuse si trovano specie quanto mai rare in Sicilia.

Le principali collezioni

Succulente

La più ricca delle collezioni dell’Orto Botanico di Catania è certamente la collezione delle piante succulente, che raccoglie circa 2.000 specie, prevalentemente Cactacee, Euforbiacee, Aizoacee, per la maggior parte coltivate all’aperto.

Per le loro originali forme e strutture le succulente rappresentano una delle attrattive di maggior pregio sia dal punto di vista didattico che ornamentale. Fu lo stesso Tornabene che diede vita alla collezione, successivamente arricchita, nel 1963, da 4.000 nuovi esemplari e ancora dalla acquisizione della collezione “Concetto Di Stefano” e nel 1982 dalla donazione del dott. Cesare Gasperini.

Tra gli esemplari di Cactaceae notevoli alcuni Cereus di grandi dimensioni, dalla tipica fioritura notturna, e diversi Echinocactus grusonii Hildm. ultracentenari e di inestimabile valore. Numerosi esemplari di Mammillaria sono custoditi in serra e all’aperto. Altre pregevoli Cactacee sono Roseocactus fissuratus Berg., Melocatus jansenianus Backbg., Toumeya papyracantha Br. & R., Lophophora williamsii Coult. Dalle regioni aride dell’Africa australe proviene la maggior parte delle Aizoaceae con il genere Lithops dal particolare habitus a forma di piccoli sassi. Diversi sono gli esemplari di Euphorbiaceae fra cui spiccano alcuni giganteschi esemplari di Euphorbia abyssinica Raeuschel ed E. candelabrum Trem., per la bellezza dei rami e per il portamento maestoso. Fra le Crassulacee oltre ai generi Sedum, Echeveria ed Aeonium troviamo Crassula falcata Wendl., dai caratteristici fiori rosso sangue disposti in dense cime e C. brevifolia Harv., a foglie bordate di rosso. Sono, inoltre, presenti diverse specie di Stapelia (fam. Asclepiadaceae) dai tipici fiori a stella emananti un odore di carne putrida; alla stessa famiglia appartiene la rarissima Caralluma europaea (Guss.) N. E. Br., dell’isola di Lampedusa, unica specie del genere presente, allo stato spontaneo, in Italia.

Trithrinax

La collezione delle palme comprende esemplari appartenenti a diversi  generi quali Archontophoenix, Arecastrum, Arenga, Bismarckia, Butia, Calamus, Chamaedorea, Chamaerops, Erithea, Howea, Livistona, Phoenix, Sabal, Trithrinax, Trachycarpus, Washingtonia, ecc., e a circa ottanta specie differenti.

La maggior parte, pur provenendo da regioni tropicali o subtropicali, si è perfettamente ambientata nel nostro clima tanto da fiorire e fruttificare regolarmente.

L’Orto Siculo, inizialmente realizzato dal Tornabene secondo lo stile inglese, come testimoniato da una planimetria del 1887, fu ristrutturato dal Buscalioni, con la realizzazione, anche, di una vasca per le piante acquatiche. Mantenendo le specie più significative, è stata di recente realizzata la ricostruzione degli ambienti naturali mediterranei, dove sono state poste a dimora piante con esigenze ecologiche simili. Questa collezione, di grande interesse scientifico e didattico, è l’unica del genere in Sicilia.

Zelkova sicula

Tra le specie di particolare interesse botanico, sono presenti Salix gussonei,  Celtis aetnensis, Zelkova sicula, Centaurea tauromenitana, Anthemis ismelia, Paleocyanus crassifolius, Cremnophyton lanfrancoi e Darniella melitensis.

Tra le bulbose si annovera una collezione di Scilla, quali Scilla sicula, S. dimartinoi e S. cupani.

Di una certa rilevanza sono anche alcune specie arboree di notevoli dimensioni, come Quercus ilex L., Ulmus canescens Melville, Populus alba L., Ceratonia siliqua L., Pinus pinea L. e Fontanesia phillyraeoides Labill., oleacea a distribuzione est-mediterranea, molto rara in Sicilia.

Cistus creticus

Tra le arbustive un bell’esemplare di Vitex agnus-castus, tipico delle zone fluviali e umide, e diverse specie della macchia mediterranea come Pistacia lentiscus, Erica multifloraMyrtus communis, Phillyrea angustifolia ed alcuni cisti tipici delle garighe, quali Cistus creticus, C. monspeliensis, C. salvifolius e C. clusii.

Attività e progetti

Il soffitto

L’Orto Botanico costituisce, sin dalla sua fondazione, un indispensabile supporto alla didattica universitaria per lo studio naturalistico, per la conoscenza delle piante e per la ricerca scientifica soprattutto nel campo tassonomico.

All’interno della struttura, accanto al già esistente erbario, sono presenti una banca del germoplasma, aderente alla rete nazionale R.I.B.E.S., ed un laboratorio per le ricerche molecolari.

Palme

L’Orto svolge, anche, attività educative rivolte agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado attraverso visite guidate ed attività di laboratorio. Per i docenti vengono organizzati corsi di aggiornamento, seminari e conferenze su tematiche inerenti a vari aspetti della biologia vegetale e alle problematiche ambientali.

L’Orto Botanico di Catania è aperto al pubblico anche per lo svolgimento di attività quali mostre, manifestazioni e conferenze; queste attività hanno lo scopo di far conoscere la struttura e di sensibilizzare i cittadini e le autorità sulle diverse problematiche ambientali.

Planimetria

Tutti i visitatori possono usufruire di un opuscolo guida a colori, così come di una visita guidata da un operatore, ma anche svolgere una visita interattiva con un dispositivo palmare ed utilizzare una chiave interattiva per il riconoscimento di cento piante presenti nell’Orto (http://dbiodbs.units.it/carso/chiavi_pub21?sc=358).

È stata realizzata, inoltre, una chiave interattiva, anche, per il riconoscimento della flora della R.N.O. di Monte Altesina ( http://dbiodbs.units.it/carso/chiavi_pub21?sc=443).

L’Orto Botanico fornisce consulenza per il riconoscimento di funghi e di piante spontanee ed esotiche ed, annualmente, pubblica un Index Seminum.

Bibliografia

Palme

CATTANEO F., I BRUNI, F. DE MATTIA, C. SALMERI, P. PAVONE, PL. NIMIS, M. LABRA-2010 – Tassonomia integrata  per lo studio della biodiversità vegetale,in La biodiversità vegetale in Italia, pp.35-36

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GUGLIELMO A., PAVONE P., 1981 – La collezione di piante succulente dell’Orto Botanico dell’Università di Catania. Il Naturalista Siciliano, S. IV, 5 (1-2):1-20, Palermo.

GUGLIELMO A., PAVONE P., e SALMERI C., 1996. La collezione di Palme dell’Orto Botanico di Catania.

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L’ingresso

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TORNABENE F. 1858 – Discorso e descrizione per la solenne cerimonia nel porsi la prima pietra alla fondazione del R. Orto Botanico in Catania. Tip. C. Galatola, Catania.

TORNABENE F., 1887 – Hortus botanicus regiae Universitatis studiorum Catinae. F. Galati, Catania.