Orto Botanico "Pietro Castelli" Università di MessinaOrto Botanico "Pietro Castelli" Università di Messina

Cenni storici

La travagliata storia di questo piccolo Orto ricalca in modo preciso le vicende dell’Università di Messina, e può essere suddivisa in tre periodi:

Il primo periodo ha inizio nel 1638, quando l’Ateneo messinese decretò la fondazione dell’Hortus Messanensis e chiamò per realizzarlo il romano Pietro Castelli, discepolo di Cesalpino, uno dei luminari della scienza del tempo. Castelli aveva elaborato un originale sistema di classificazione delle piante, che collocava in quattordici classi; nel suo Orto, le classi erano riunite in quattordici”hortuli”, anticipando una disposizione sistematico-filogenetica, quale oggi si darebbe ad un moderno Orto Botanico. A Pietro Castelli successe Marcello Malpighi, il fondatore dell’ istologia e dell’anatomia vegetale. Con l’uso del microscopio, Malpighi condusse a Messina, e sul materiale proveniente dall’Hotus Messanensis, gran parte della sua imponente mole di osservazioni, che fu poi pubblicata nelle sue opere Anatomes Plantarum Idea, e poi nell’Anatome Plantarum. Quando nel 1678 gli spagnoli riconquistarono la città dopo la rivolta del 1674, ebbero chiara la necessità di bloccare localmente ogni vita culturale per facilitare ai vertici politici il controllo della situazione; pertanto l’Università venne soppressa. L’Orto Botanico, anch’esso strumento di cultura, venne deliberatamente distrutto, dopo soli quarant’anni dalla sua fondazione. Di quel gioiello naturalistico ed architettonico, per la cecità vendicativa di un oppressore, resta oggi solo il disegno, che è di estremo interesse.

Nel secondo periodo, mancando ufficialmente un’Università, la tradizione culturale e, soprattutto, la necessità di provvedere alla coltivazione e alla distribuzione delle piante medicinali ed all’istruzione dei medici, fecero in modo che numerosi giardini privati assumessero le funzioni di Giardini dei Semplici; questo periodo si chiuse con il 1838, anno del decreto borbonico di fondazione della nuova Università.

Il viale dell'orto botanico

Il terzo periodo è quello più burrascoso, per un sovrapporsi di vicende in cui gli effetti del disinteresse si sommano a quelli delle catastrofi naturali. Il nuovo Orto botanico vide la luce dopo mezzo secolo di istanze avanzate dall’Ateneo: finalmente, il 29 aprile 1889 il Consiglio Comunale di Messina, accogliendo la proposta del prof. Antonino Borzì, deliberava all’unanimità di cedere all’Università quasi quattro ettari sulle sponde del torrente Portalegni al fine di istituirvi un nuovo Orto Botanico. Gli eventi che seguirono furono disastrosi per l’Orto: dopo il terremoto del 1908 gran parte degli spazi che ospitavano le collezioni di piante erbacee ed arbustive fu utilizzata per la costruzione di baracche, e mai più restituita. Nel 1911, in seguito all’attuazione del Piano regolatore della città, furono tagliati via dall’Orto i suoli dove attualmente è piazza XX Settembre, e vari edifici Universitari. Furono poi costruiti: nel 1968, una cabina di trasformazione dell’ENEL sul lato est e, nel 1986, un pozzo trivellato dall’Ente Porto sul lato ovest.

Finalmente nel 1990 la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali vincolando l’Orto, pose fine alla possibilità di utilizzare i suoi spazi per scopi diversi da quello istituzionale di un Orto Botanico.

Quello che oggi resta è una superficie di poco meno di un ettaro (8000 m), che con il lussureggiare della vegetazione in pieno centro cittadino testimonia la caparbia volontà di resistere, oltre che la potenzialità di questa terra in fatto di vita vegetale, in un contrasto sorprendente con la povertà del patrimonio arboreo della città.

Struttura e organizzazione

Laghetto grande

Attualmente l’Orto rappresenta un piccolo arboreto inserito nel tessuto edilizio della città. Numerose sono le specie esotiche, tropicali e subtropicali, che grazie al clima particolarmente mite, vegetano lussureggianti e non necessitano di alcuna protezione invernale.

Il viale d’ingresso è caratterizzato da esemplari di Chorisia insignis H.B. et K.,  Chorisia speciosa St. Hill.  e da Uncarina grandidieri (Baill.) Stapf una Pedaliacea originaria del Madagascar. Particolarmente maestosi sono i rari Pinus brutia Ten., esemplari centenari che dominano l’intero Orto.

Percorrendo i viali si incontrano alberi dalle dimensioni imponenti, quali un Ficus macrophylla Desf. centenario, due splendidi esemplari di Phytolacca dioica L. del sud -America, con il loro caratteristico portamento a candelabro. E ancora Ginkgo biloba L. , Calodendrum capensis Thunb. e Podocarpus falcata R. Br. del Sud-Africa,  Aleurites triloda Forst. della Polinesia con i suoi abbondanti frutti (noci delle Molucche), Casuarina torulosa Aiton ed Eucaliptus camaldulensis Dehnh. dell’Australia, un Pinus longifolia Roxb. dell’Himalaia, Torreya californica Torr. della California. Imponenti sono anche le Dracaena draco L. delle Isole Canarie, sovrastate da diverse Palme tra cui Livinstona chinensis R.Br., Phoenix canariensis Hort., Washingtonia filifera H.Wendl., Trachycarpus excelsius H.Wendl..

All’inizio dell’estate l’Orto si colora in rosso per le abbondanti fioriture delle Sterculia acerifolia A. Cunn. a cui fa da contrasto il giallo dei fiori della Tipuana tipu (Benth.) Kuntz. della Bolivia.

Il delicato profumo dei fiori di Pittosporum undulatum Vent., di Acokanthera venenata G. Don e di Gardenia thunbergia L. attirano e incuriosiscono il visitatore. Alcuni pannelli esplicativi invitano alla scoperta di odori esotici stropicciando le foglie di Canfora (Cinnamomum canfora T.Ne et Eb.), di Pimento (Pimenta officinalis Lindl.) o di Falso pepe (Schinus molle L.).

Dalla tarda estate fino all’inverno maturano i frutti eduli di numerose Myrtaceae quali: Eugenia jambos L. (melarosa), Eugenia myrtifolia Sims., Eugenia uniflora L. (ciliegia del Brasile), Feijoa sellowiana Berg., Psidium guajava L. (guava), Psidium cattleianum Sab.. Altre specie esotiche che fruttificano nell’Orto sono Anona cherimolia Miller (annona), Persea gratissima Gaertn. (avocado), Mangifera indica L. (mango),  Casimiroa edulis La Llave (casimiroa) e nella serra caldo-umida la Carica papaya L. (papaia).

L’angolo delle felci arboree con   Alsophila e Dixonia e l’aiuola dedicata alle Cycadee  riporta a paesaggi del passato. I due laghetti, di cui uno con specie tipiche delle zone umide mediterranee (Carex pendula Huds., Equisetum telmateja Ehrh., Osmunda regalis L., Adianthum capillus-veneris L.,  Mentha acquatica L., Ajuga reptans L.) attirano l’attenzione dei più piccoli.  Ma ancor più, la fantasia dei ragazzi è catturata dalla liana del Brasile, un esemplare di Pithecoctenium cynanchoides DC. che arrampicandosi su querce e pini si è perfettamente adattata al nostro clima, fiorendo abbondantemente.

Oltre a specie esotiche nell’Orto sono presenti diversi alberi e arbusti tipici della vegetazione mediterranea quali  Tilia platiphyllos Scop., Fraxinus  angustifolia Vahl., Quercus virgiliana Ten. (ten.), Quercus pseudosuber Santi, Arbutus unedo L., Mirtus communis L., Laurus nobilis L..

Questo gradevole disordine di essenze arboree dalle origine più varie, nonostante i ripetuti atti di ostilità da parte dell’uomo, da più di cento anni resiste e afferma la sua volontà di sopravvivenza.

Nei piccoli spazi rimasti liberi si sono costruite due nuove serre: una caldo-umida, con specie di ambienti umidi tropicali e l’altra dedicata alle piante succulente e caudiciformi, affiancata da un giardino roccioso all’aperto; a queste si aggiunge la piccola serra storica che ospita piante succulente e Cycadee.

Le principali collezioni

Aiuola delle cycadaceae e sullo sfondo serra delle piante-grasse

Molto ricche sono le collezioni di piante grasse, tra cui particolarmente importanti sono le Aizoaceae, le Cactaceae (con i generi Gimnocalycium, Coriphanta, Mammillaria, Astrophytum, etc.), Crassulaceae, Euphorbiaceae, Haworthia, Sansevieria etc.

Un’aiuola ospita una collezione di Cycadee tra cui emergono alcuni significativi esemplari di Cycas ciricinnalis, Cycas revoluta (♂), Encephalartos hildebrandtii, Encephalartos gratus, etc..

Una piccola serra accoglie una collezione di piante carnivore con numerose specie botaniche e varietà orticole dei generi Dionea, Nepentes, Drosera, Sarracenia e Pinguicola.

Uno spazio è dedicato alla flora a rischio di estinzione dei Monti Peloritani. Tra le specie presenti ricordiamo Limonium sibthorpianum (scelta per il logo dell’Orto in quanto endemismo peloritano ad elevatissimo rischio di estinzione), Centaurea deusta subsp. divaricata, Lavandula multifida, Salvia ceratophylloides, numerose orchidee mediterranee, Fritillaria messanensis ed altre bulbose, alcune rare felci quali Woodwardia radicans, Osmunda regalis e Pteris vittata.

Sono poi presenti nell’Orto alcune collezioni di piante particolarmente apprezzate per i loro profumi quali piante aromatiche, pelargoni e gelsomini. Per le attività didattiche sono presenti inoltre piccole raccolte di “piante utili all’uomo”quali piante da fibra (cotone, lino, ramiè, sisal), da olio (jojoba, ricino), dolcificanti (canna da zucchero, stevia) e agrumi.

Attività e progetti

L’Orto svolge da circa un ventennio un’intensa attività didattica extrauniversitaria con ragazzi delle scuole del territorio. All’attività svolta nell’Orto si affiancano laboratori quali “la carta riciclata” in cui ogni ragazzo realizza con le sue mani un piccolo foglio di carta partendo da carta già utilizzata.

L’Orto Botanico organizza numerose manifestazioni volte a divulgare le conoscenze botaniche e a sensibilizzare il territorio ad una maggiore attenzione per la natura. In tale ambito conferenze e dimostrazioni pratiche invitano ad approfondire la conoscenza di temi specifici quali le piante aromatiche, i pelargoni, le piante carnivore, le piante grasse, i frutti tropicali, etc.  Negli incontri annuali dedicati all’ “Albero in ambiente urbano” si svolgono nell’Orto dimostrazioni pratiche di tree-climbing.

Mostra Pelargonium 2010

Per quanto riguarda la conservazione della biodiversità, l’Orto da diversi anni svolge un regolare monitoraggio in situ di diverse specie a rischio di estinzione presenti nel territorio della Sicilia nord-orientale (Monti Peloritani), riproducendole  ex situ all’interno dell’Orto. Tra queste   Limonium sibthorpianum, Centaurea deusta subsp. divaricata, Lavandula multifida, Woodwardia radicans, Pteris vittata e Salvia ceratophylloides, quest’ultima presente in poche località della Calabria.

La raccolta di semi in situ e all’interno dell’orto consente di realizzare un Index Seminum, il cui elenco è disponibile sul sito internet.

Bibliografia

• CD-ROM multimediale “La Flora dei Peloritani” a cura di Rosa Maria Picone e Alessandro Crisafulli
• “Paleobotanica: guida all’osservazione delle piante fossili del Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università degli Studi di Messina” a cura di Giacomo Tripodi