Orto Botanico dell'Università di PisaOrto Botanico dell'Università di Pisa

  • via Luca Ghini 5, 56126 Pisa
    tel: +39 050/2211310 - fax: +39 050/2211310
    email: ortomuseobot@biologia.unipi.it - web: www.biologia.unipi.it/ortobotanico
  • RESPONSABILI Prefetto: Gianni Bedini - Curatore: Giuseppe Pistolesi
  • ORARI lunedì - venerdì 8,30-17,30; sabato 8,30-13,00
  • INGRESSO Biglietto intero Euro 2,50; Biglietto ridotto Euro 1,50 (bambini tra 6 e 12 anni e studenti universitari); Biglietto famiglia Euro 6,00; Gruppi (ingresso e visita guidata da prenotare in anticipo). Gratuito per bambini fino a 6 anni e adulti oltre i 65 anni
  • BOOKSHOP no
  • SUPERFICIE 3 ettari
  • VISITE GUIDATE sì, a pagamento su prenotazione
  • INDEX SEMINUM

Cenni storici

Le origini

Vista della Scuola botanica, con la facciata della Sezione storico-didattica del Museo botanico sullo sfondo. La vasca con fontana in primo piano risale al XVI secolo.

L’Orto Botanico dell’Università di Pisa è sorto nel 1544 per l’intuizione del famoso medico e botanico imolese Luca Ghini, chiamato a tenere la cattedra di botanica nella città toscana l’anno precedente, e grazie ai finanziamenti concessi dal granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici.
Si tratta quindi del più antico Orto Botanico universitario del mondo, anche se la localizzazione scelta dal Ghini era diversa dall’attuale. Il primo Orto si trovava infatti presso l’arsenale mediceo, sulla riva destra del fiume Arno, da cui il primitivo nome “Giardino dell’Arzinale”.

 

Con l’Orto Botanico il Ghini introdusse una grande novità che consisteva nell’uso didattico delle piante fresche, mostrate e discusse non solo per le proprietà terapeutiche, ma anche per la loro identità e nomenclatura. La necessità di avere sempre disponibili campioni vegetali per uso didattico, indusse il Ghini alla consuetudine di seccare le piante per costituire l’Erbario, i cui fogli potevano essere facilmente scambiati tra gli studiosi. Per ovviare alla perdita di alcune caratteristiche d’interesse diagnostico, come il colore, vennero utilizzate dal Ghini anche tavole che illustravano con estremo rigore i dettagli più significativi delle piante, sulla scia di quanto proposto dai grandi botanici dell’Europa centrale.

Successivamente la necessità di potenziare le difese militari della città indusse il Granduca ad ingrandire l’arsenale, estendendolo anche su parte del terreno di pertinenza dell’Orto Botanico. Questo fu pertanto trasferito nel 1563 in una seconda sede, nella zona nord-orientale della città, sotto la guida del botanico Andrea Cesalpino, che era subentrato a Luca Ghini nella direzione dell’Orto. Neanche questa ubicazione risultò soddisfacente, sia per la scarsa insolazione che le piante vi ricevevano, sia per la distanza dalla Sapienza, il centro della vita universitaria di quel periodo. Così nel 1591, l’Orto Botanico fu trasferito in una terza sede, corrispondente alla attuale localizzazione, presso la celebre Piazza dei Miracoli, tra via S. Maria e via Roma.

Butomus umbellatus

I lavori di trasferimento, iniziati sotto la direzione di Lorenzo Mazzanga, furono completati nel 1595 ad opera del fiammingo Joseph Goedenhuitze, noto in Italia come Giuseppe Casabona, ed inclusero anche la ristrutturazione di un edificio che già esisteva nel perimetro dell’Orto. Questo edificio attraverso un lungo corridoio, consentiva l’accesso da via S. Maria ed ospitava l’Istituto di Botanica con l’annesso Museo di Scienze Naturali. L’ingresso principale dell’Orto lungo via Roma fu aperto nella seconda metà del XVIII secolo e contemporaneamente la facciata dell’Istituto fu rivestita con decorazioni in stile “Grottesco”.

 

Le piante dell’Orto venivano studiate prevalentemente per le loro proprietà medicinali; giova ricordare che in quel periodo la botanica era considerata una branca della medicina e che numerosi botanici dell’epoca erano valenti medici, come il già ricordato Luca Ghini.

Dalla fine del XVI al XIX secolo

L’Erbario

L’Erbario

A partire dalla fine del XVI secolo venne allestita dal francescano minorita Francesco Malocchi, chiamato a dirigere l’Orto dopo la morte del Casabona nel 1595, la Fonderia, un laboratorio di chimica dove venivano preparati i medicamenti a partire dai “semplici” coltivati nell’Orto. L’importanza della Fonderia divenne tale da costituire un punto di riferimento per gli ospedali cittadini e per le persone più bisognose in un epoca difficile, segnata da devastanti epidemie.
Presso l’Orto era attiva anche una bottega d’arte dove artisti anche di notevole fama come Jacopo Ligozzi, Giuseppe Paladini e Daniel Froeschl, lavoravano per raffigurare gli animali, le piante e gli altri oggetti del mondo naturale studiati dagli scienziati dell’epoca. Questo stretto connubio tra attività scientifiche e discipline artistiche ed umanistiche ha caratterizzato l’Orto Botanico Pisano come un centro di promozione culturale ad alto livello, riconosciuto anche all’estero.
Il funzionamento della Fonderia proseguì sino alla metà del XVIII secolo quando la distribuzione delle sostanze medicinali fu affidata alla Farmacia dell’Ospedale: questo evento segnò il distacco netto tra l’Orto Botanico e le scienze medico-farmaceutiche. La disposizione delle piante all’interno dell’Orto, come risulta da una mappa pubblicata da Michelangelo Tilli nel 1723, era guidata da criteri prevalentemente di natura estetica, ispirati ai canoni stilistici comuni in molti giardini dell’epoca con allusione ai quattro elementi: il quadrato per quelli terrestri, il cerchio per quelli celesti, il triangolo per il fuoco e le vasche per il riferimento diretto all’acqua. Le specie erano infatti collocate in otto grandi aiuole quadrate, a loro volta suddivise in porzioni più piccole di forma geometrica definita, simmetricamente disposte intorno a otto fontane con vasca. Con il XIX secolo l’Orto Botanico subì sostanziali cambiamenti, anche in relazione alle mutate esigenze della botanica che, ormai evoluta come scienza autonoma, si specializzò in svariate branche compresa quella sistematico-evolutiva. In base alle teorie proposte da Darwin, Linneo, Tournefort, ecc., le piante vennero classificate e presentate secondo criteri nuovi prettamente scientifici che evidenziavano le affinità biologiche piuttosto che le proprietà medicinali.

Veduta della Scuola botanica

Questa riorganizzazione fu attuata, in varie fasi dai prefetti Gaetano Savi e Teodoro Caruel a partire dalla prima metà dell’800: l’impianto cinquecentesco delle grandi aiuole venne smantellato per dare spazio ad altre aiuole più piccole di forma rettangolare disposte in file regolari, intercalate dai viali e dai muretti. A lavoro ultimato si contavano 148 aiuole con più di 2.000 specie disposte in ordine sistematico. Rimangono oggi sei delle otto vasche originarie, a memoria dell’antica organizzazione degli spazi dell’Orto. Anche l’assetto planimetrico attuale dell’Orto differisce notevolmente da quello originario, per una serie di modifiche ed ampliamenti. Già a partire dal 1783, grazie ai finanziamenti concessi dal granduca Francesco II di Lorena, fu acquisito un appezzamento detto Orto del Cedro, facente parte del vicino convento di S. Teresa. Successivamente, nella prima metà del XIX secolo, si registrò la perdita di un piccolo settore nella parte meridionale per permettere la costruzione del Museo di Storia Naturale, compensata dall’acquisizione dell’Orto Nuovo nel 1841. L’acquisizione dell’Orto Del Gratta sul lato nord porterà la superficie dell’Orto agli attuali 3 ettari.
L’antico Istituto di Botanica perse gran parte del suo significato funzionale con la costruzione di un nuovo palazzo, eseguita nel 1891 su progetto dell’ingegnere pisano Perfetto Frediani, dove vennero trasferite tutte le attività legate alla ricerca e alla didattica. Questo edificio ospita attualmente la sede del Dipartimento di Biologia. Solo recentemente, nel 1988, una parte del piano terreno dell’antico Istituto di Botanica è stata riacquisita per accogliere la Sezione storico-didattica del Museo botanico. Erede dell’antico Museo di Scienze Naturali, l’attuale Museo botanico conserva in questa Sezione gli oggetti usati dalla fine del settecento per l’insegnamento della botanica universitaria, diventati con il tempo opere di interesse storico e artistico oltre che scientifico, quali ad esempio i modelli in cera di funghi e di altri organismi vegetali. Vi sono inoltre esposti i ritratti a olio dei “semplicisti” del XVI e XVII secolo.

 

Struttura e organizzazione

L’Orto botanico, che si estende su una superficie di circa tre ettari, attualmente è suddiviso in quattro settori:
- la Scuola botanica, che ospita le collezioni sistematiche e diversi alberi monumentali;
- l’Orto del Mirto dove sono coltivate le piante officinali;
- il Piazzale dedicato a Giovanni Arcangeli (praefectus dal 1881 al 1915), dove crescono due imponenti esemplari di palma del Cile (Jubaea chilensis) e dove sorge il fabbricato che ospita l’Erbario ed alcuni laboratori del dipartimento di Biologia.
- l’arboreto.

 

Le principali collezioni

Particolare di una tavola di erbario

Particolare di una tavola di erbario

Arboreto – destinazione d’uso: didattica, divulgazione Nella parte dell’Orto Botanico situata a nord, si estende l’arboreto, dove sono coltivati alberi, principalmente appartenenti al gruppo delle conifere e delle amentifere. Sono disposti in parcelle di forma irregolare, attraversate da sentieri, secondo lo schema d’impianto proposto nel XIX secolo dai prefetti Gaetano Savi e Teodoro Caruel. Anche in altri settori si trovano alberi di grande rilevanza storica, come nell’Orto del Cedro, dove vivono i due esemplari più vecchi dell’Orto: una Magnolia grandiflora L. ed un Ginkgo biloba L., piantati nel 1787 dal prefetto Giorgio Santi.

 

Collezione sistematica – destinazione d’uso: didattica, divulgazione Questa collezione consiste in una raccolta di piante raggruppate per famiglie nelle aiuole della “Scuola Botanica”, secondo un criterio didattico-sistematico. L’impianto fu ideato e realizzato, nella seconda metà dell’Ottocento, dal botanico Teodoro Caruel. Questo settore è stato recentemente recuperato ed in parte restaurato per un totale di 50, dove sono state raccolte oltre 550 specie appartenenti a 39 famiglie. Questo tipo di disposizione consente di apprezzare le affinità esistenti tra i vari gruppi vegetali, mediante l’osservazione diretta e l’immediato confronto delle strutture fiorali, del tipo di accrescimento e di altri aspetti morfologici.

Flora officinale – destinazione d’uso: ricerca, didattica e divulgazione Anche l’Orto botanico di Pisa, come quelli di Padova e di Firenze, è nato come “Giardino dei Semplici”. Attualmente, nel settore detto “Orto del Mirto” per la presenza di un vetusto esemplare di Myrtus communis L. subsp. tarentina (L.) Arcangeli, vengono coltivate circa 140 specie di piante officinali, alcune utilizzate anche dalla farmacopea ufficiale italiana come il ricino (Ricinus communis L.), la digitale (Digitalis purpurea L.), ecc.

Victoria cruziana, mantenuta nella Serra delle piante acquatiche tropicali dove si riproduce spontaneamente

Piante acquatiche – destinazione d’uso: didattica, divulgazione, conservazione Si tratta di una collezione di specie prevalentemente autoctone, adattate alla vita negli ambienti ricchi di acqua che un tempo caratterizzavano ampiamente il territorio toscano. Alcune di queste, come la farferugine di palude (Caltha palustris L.) non esistono più negli ambienti naturali. Altre sono fortemente minacciate e rischiano di scomparire a causa dell’inquinamento delle acque e delle ripetute bonifiche idrauliche, come l’ibisco palustre (Hibiscus palustris L.) ed il nannufero (Nuphar lutea (L.) S. et S.). Inoltre, vengono coltivate anche svariate piante acquatiche esotiche come Victoria regia Lindley.

Geofite mediterranee – destinazione d’uso: ricerca Si tratta di una collezione che raccoglie specie erbacee afferenti prevalentemente ai generi Gagea, Tulipa, Muscari, ecc., raccolte in diverse località della penisola e che costituiscono oggetto di studi citotassonomici e geobotanici da parte di un gruppo di ricerca.

Succulente – destinazione d’uso: didattica Un’intera serra dell’Orto Botanico ospita sia piante a succulenza caulinare appartenenti alle famiglie Cactaceae ed Euphorbiaceae, sia esemplari a succulenza fogliare dei generi Aloe ed Agave e della famiglia delle Crassulaceae. La disposizione delle specie segue due criteri: uno sistematico ed uno geografico. Nel primo caso gli esemplari sono coltivati in vaso e disposti ordinatamente su appositi bancali in muratura; nel secondo caso le piante sono state messe a dimora in piena terra in aiuole appositamente allestite.

Attività e progetti

Fin dalla sua origine l’Orto ha svolto un’importante funzione nelle attività didattiche universitarie. Oggi l’Orto è fonte di materiale per vari corsi di Botanica, afferenti a quattro facoltà universitarie, che prevedono esercitazioni o dimostrazioni basate sull’impiego di materiale vegetale fresco, preparato dal personale dell’Orto, sia utilizzando le piante in collezione, sia raccogliendo i campioni vegetali in campagna.

L’attività didattica, tuttavia non si limita ai soli corsi universitari: sono migliaia gli scolari e gli studenti, provenienti da scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale, che effettuano ogni anno la visita guidata all’Orto Botanico.

Alcune scolaresche cittadine seguono uno specifico programma, concordato con gli insegnanti, sull’evoluzione del regno vegetale, sugli alberi monumentali, ecc., articolati in lezioni teorico-pratiche con impiego di piante fresche (realizzate a scuola dagli insegnanti o nell’aula didattica dell’Orto dal personale dell’Orto e del Museo botanico) ed in visite guidate, su percorsi appositamente tracciati nell’Orto. Nel corso del 2009 sono stati accompagnati in visita guidata, su itinerari prestabiliti o comunque concordati con gli insegnanti, circa 2.500 alunni appartenenti a 76 classi di ogni ordine e grado e 17 gruppi organizzati di adulti.

Non mancano infine proposte educative per il pubblico generico, che può accedere all’Orto durante tutto l’anno. Le attività in questo settore hanno inoltre subito un notevolissimo impulso in seguito all’adesione dell’Orto Pisano alle settimane nazionali della cultura scientifica, promosse dal MURST ogni anno a partire dal 1991. Sono state organizzate manifestazioni con specifiche iniziative, concretizzate nell’allestimento di mostre tematiche, nella produzione di guide, audiovisivi e sussidi didattici su elaboratore elettronico. Tramite questionari sono stati rilevati il gradimento del pubblico nei confronti di queste iniziative e i desiderata per i programmi futuri.

Le collezioni dell’Orto sono anche un supporto ai vari programmi di ricerca attivi presso i diversi settori del Dipartimento. Essi sono indirizzati su aspetti biologici, genetici e naturalistici della ricerca, e anche su settori più strettamente applicativi quali quello farmaceutico, veterinario ed agrario. Nell’Orto vengono coltivate piante in pericolo di scomparsa in Italia e nel mondo. Di queste piante sono raccolti i semi che, dopo un’accurata preparazione, sono conservati nella “banca” dell’Orto, in collaborazione con le principali “banche semi” europee. Le collezioni di semi consentono di conservare anche le piante che non potranno sopravvivere negli ambienti naturali sottoposti a eccessiva pressione antropica.

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