Orto e Museo Botanico dell’Università di PisaOrto e Museo Botanico dell’Università di Pisa

  • via Luca Ghini 13/via Roma 56, 56126 Pisa
    tel: +39 050/2211310 ; +39 050/2211318
    email: info.ortomuseobot@sma.unipi.it - web: https://www.ortomuseobot.sma.unipi.it/
  • RESPONSABILI Direttore: Prof. Lorenzo Peruzzi; Curatore: Dott. Marco D'Antraccoli. Contatti disponibili QUI
  • ORARI DAL 1° OTTOBRE al 31 MARZO: aperto tutti i giorni 8.30 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00). DAL 1° APRILE al 31 MAGGIO e DAL 1° AL 30 SETTEMBRE: aperto tutti i giorni 8.30 – 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00). DAL 1° GIUGNO AL 31 AGOSTO : aperto tutti i giorni 8.30 – 21.00 (ultimo ingresso ore 20.00). CHIUSURE ORDINARIE: 1° gennaio (Capodanno); 6 gennaio (Epifania); 25 dicembre (Natale); 26 dicembre (Santo Stefano). Il 24 e il 31 dicembre chiusura alle ore 13.00. DOMENICHE AL VERDE: ogni prima domenica del mese l’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa sono aperti al pubblico gratuitamente. CHIUSURE STRAORDINARIE: per preservare i numerosi e pregevoli esemplari di palme coltivate nell’Orto Botanico, alcuni giorni, nel periodo dell’anno compreso fra i mesi di maggio e settembre, l’Orto Botanico sono previste chiusure al pubblico per l’applicazione dei necessari trattamenti contro il punteruolo rosso. Le chiusure vengono segnalate sul nostro sito
  • INGRESSO Biglietto intero 4 €; biglietto ridotto 2 € (bambini tra 6 e 12 anni); biglietto famiglia 8 € gratuito per bambini fino a 6 anni e per studenti universitari. Maggiori informazioni per accesso durante periodo di emergenza Covid-19 QUI
  • BOOKSHOP Sì. Maggiori informazioni QUI
  • SUPERFICIE Circa 25.000 m²
  • VISITE GUIDATE Sì, a pagamento su prenotazione. Maggiori informazioni QUI
  • INDEX SEMINUM

Cenni storici

Le origini

Vista della Scuola botanica, con la facciata della Sezione storico-didattica del Museo botanico sullo sfondo.

L’Orto Botanico dell’Università di Pisa è sorto nel 1543 per l’intuizione del famoso medico e botanico imolese Luca Ghini (1490–1556), chiamato a tenere la cattedra di botanica nella città toscana l’anno precedente, e grazie ai finanziamenti concessi dal granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici. Si tratta quindi del più antico Orto Botanico universitario del mondo, anche se la localizzazione scelta da Ghini era diversa dall’attuale. Il primo Orto si trovava infatti presso l’arsenale mediceo, sulla riva destra del fiume Arno, da cui il primitivo nome “Giardino dell’Arzinale”.

 

Con l’Orto Botanico Ghini introdusse una grande novità che consisteva nell’uso didattico delle piante fresche, mostrate e discusse non solo per le proprietà terapeutiche, ma anche per aspetti tassonomici. La necessità di avere sempre disponibili campioni vegetali per uso didattico, indusse Luca Ghini alla consuetudine di seccare le piante per costituire un erbario, i cui fogli potevano essere facilmente scambiati tra gli studiosi. Per ovviare alla perdita di alcune caratteristiche d’interesse diagnostico, come il colore, vennero utilizzate anche tavole che illustravano con estremo rigore i dettagli più significativi delle piante, sulla scia di quanto proposto dai grandi botanici dell’Europa centrale.

Successivamente la necessità di potenziare le difese militari della città indusse il Granduca ad ingrandire l’arsenale, estendendolo anche su parte del terreno di pertinenza dell’Orto Botanico. Questo fu pertanto trasferito nel 1563 in una seconda sede, nella zona nord-orientale della città, sotto la guida del botanico Andrea Cesalpino (1519–1603), che era subentrato a Luca Ghini nella direzione dell’Orto. Neanche questa ubicazione risultò soddisfacente, sia per la scarsa insolazione che le piante vi ricevevano, sia per la distanza dalla Sapienza, il centro della vita universitaria di quel periodo. Così nel 1591, l’Orto Botanico fu trasferito in una terza sede, corrispondente all’attuale localizzazione, presso la celebre Piazza dei Miracoli, tra via S. Maria e via Roma.

Butomus umbellatus

I lavori di trasferimento, iniziati sotto la direzione di Lorenzo Mazzanga, furono completati nel 1595 ad opera del fiammingo Joseph Goedenhuitze, noto in Italia come Giuseppe Casabona (1500–1596), ed inclusero anche la ristrutturazione di un edificio che già esisteva nel perimetro dell’Orto. Questo edificio attraverso un lungo corridoio, consentiva l’accesso da via S. Maria ed ospitava l’Istituto di Botanica con l’annesso Museo di Scienze Naturali. L’ingresso principale dell’Orto lungo via Roma fu aperto nella seconda metà del XVIII secolo e contemporaneamente la facciata dell’Istituto fu rivestita con decorazioni in stile “Grottesco”.

Le piante dell’Orto venivano studiate prevalentemente per le loro proprietà medicinali; giova ricordare che in quel periodo la botanica era considerata una branca della medicina e che numerosi botanici dell’epoca erano valenti medici, come il già ricordato Luca Ghini.

Dalla fine del XVI al XIX secolo

L’Erbario

L’Erbario

A partire dalla fine del XVI secolo venne allestita dal francescano minorita Francesco Malocchi, chiamato a dirigere l’Orto dopo la morte del Casabona nel 1595, la Fonderia, un laboratorio di chimica dove venivano preparati i medicamenti a partire dai “semplici” coltivati nell’Orto. L’importanza della Fonderia divenne tale da costituire un punto di riferimento per gli ospedali cittadini e per le persone più bisognose in un’epoca difficile, segnata da devastanti epidemie. Presso l’Orto era attiva anche una bottega d’arte dove artisti anche di notevole fama come Jacopo Ligozzi, Giuseppe Paladini e Daniel Froeschl, lavoravano per raffigurare gli animali, le piante e gli altri oggetti del mondo naturale studiati dagli scienziati dell’epoca. Questo stretto connubio tra attività scientifiche e discipline artistiche ed umanistiche ha caratterizzato l’Orto Botanico Pisano come un centro di promozione culturale ad alto livello, riconosciuto anche all’estero. Il funzionamento della Fonderia proseguì sino alla metà del XVIII secolo quando la distribuzione delle sostanze medicinali fu affidata alla Farmacia dell’Ospedale: questo evento segnò il distacco netto tra l’Orto Botanico e le scienze medico-farmaceutiche. La disposizione delle piante all’interno dell’Orto, come risulta da una mappa pubblicata da Michelangelo Tilli nel 1723, era guidata da criteri prevalentemente di natura estetica, ispirati ai canoni stilistici comuni in molti giardini dell’epoca con allusione ai quattro elementi: il quadrato per quelli terrestri, il cerchio per quelli celesti, il triangolo per il fuoco e le vasche per il riferimento diretto all’acqua. Le specie erano infatti collocate in otto grandi aiuole quadrate, a loro volta suddivise in porzioni più piccole di forma geometrica definita, simmetricamente disposte intorno a otto fontane con vasca. Con il XIX secolo l’Orto Botanico subì sostanziali cambiamenti, anche in relazione alle mutate esigenze della botanica che, ormai evoluta come scienza autonoma, si specializzò in svariate branche compresa quella sistematico-evolutiva. In base alle teorie proposte da Darwin, Linneo, Tournefort, ecc., le piante vennero classificate e presentate secondo criteri nuovi prettamente scientifici che evidenziavano le affinità biologiche piuttosto che le proprietà medicinali.

Veduta della Collezione Sistematica

Questa riorganizzazione fu attuata, in varie fasi dai prefetti Gaetano Savi e Teodoro Caruel a partire dalla prima metà dell’800: l’impianto cinquecentesco delle grandi aiuole venne smantellato per dare spazio ad altre aiuole più piccole di forma rettangolare disposte in file regolari, intercalate dai viali e dai muretti. A lavoro ultimato si contavano 148 aiuole con più di 2.000 specie disposte in ordine sistematico. Rimangono oggi sei delle otto vasche originarie, a memoria dell’antica organizzazione degli spazi dell’Orto. Anche l’assetto planimetrico attuale dell’Orto differisce notevolmente da quello originario, per una serie di modifiche ed ampliamenti. Già a partire dal 1783, grazie ai finanziamenti concessi dal granduca Francesco II di Lorena, fu acquisito un appezzamento detto Orto del Cedro, facente parte del vicino convento di S. Teresa. Successivamente, nella prima metà del XIX secolo, si registrò la perdita di un piccolo settore nella parte meridionale per permettere la costruzione del Museo di Storia Naturale, compensata dall’acquisizione dell’Orto Nuovo nel 1841. L’acquisizione dell’Orto Del Gratta sul lato nord porterà la superficie dell’Orto agli attuali circa tre ettari. L’antico Istituto di Botanica perse gran parte del suo significato funzionale con la costruzione di un nuovo palazzo, eseguita nel 1891 su progetto dell’ingegnere pisano Perfetto Frediani, dove vennero trasferite tutte le attività legate alla ricerca e alla didattica. Questo edificio ospita attualmente la sede del Dipartimento di Biologia. Solo recentemente, nel 1988, una parte del piano terreno dell’antico Istituto di Botanica è stata riacquisita per accogliere la Sezione storico-didattica del Museo botanico. Erede dell’antico Museo di Scienze Naturali, l’attuale Museo botanico conserva in questa Sezione gli oggetti usati dalla fine del settecento per l’insegnamento della botanica universitaria, diventati con il tempo opere di interesse storico e artistico oltre che scientifico, quali ad esempio i modelli in cera di funghi e di altri organismi vegetali. Vi sono inoltre esposti i ritratti a olio dei “semplicisti” del XVI e XVII secolo.

Struttura e organizzazione

L’Orto botanico, che si estende su una superficie di circa tre ettari, attualmente è suddiviso in sette settori:

1. La Scuola botanica, che corrisponde alla porzione più antica, tardo-cinquecentesca, dell’Orto Botanico. Di quell’epoca sopravvivono sei vasche in arenaria, mentre l’attuale organizzazione in file di aiuole rettangolari risale alla seconda metà dell’ottocento. La denominazione del settore deriva dal fatto che sue larghe porzioni vedono le piante organizzate nelle aiuole con un criterio sistematico, secondo la famiglia di appartenenza, allo scopo di facilitare gli studenti nello studio comparativo delle caratteristiche salienti delle varie famiglie botaniche. Il settore ospita anche diversi alberi monumentali.

2. L’Orto del Cedro, nominato così per un imponente cedro del Libano (Cedrus libani A.Rich.), sradicato da una tempesta nel 1935 e sostituito da un cedro dell’Himalaya (Cedrus deodara (Roxb. ex D.Don) G.Don). In questo settore sono presenti i due alberi più antichi dell’Orto: un albero dei ventagli (Ginkgo biloba L.) e una magnolia (Magnolia grandiflora L.), entrambi piantati nel 1787. Guarda un approfondimento su questi due alberi al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=QJ52Nh8gmK8.

3. L’Orto del Mirto, che deve il suo nome a un imponente esemplare di mirto (Myrtus communis L.) piantato nel 1815. Presenta una estensione ridotta ed ospita oggi una collezione di piante officinali, di particolare interesse per gli studenti di Farmacia. L’ordinamento in questo settore non segue un criterio sistematico ma bensì uno relativo alle proprietà dei principi attivi delle piante su sistemi e apparati del corpo umano.

4. Le Serre presenti nell’Orto Botanico, tutte raggruppate nella porzione centrale, sono cinque: Serra delle Succulente, Serra Tropicale, Serra del Banano, Serra di Victoria e Mini-Serra di Amborella.

5. Il Piazzale Arcangeli, corrispondente alla porzione centrale dell’Orto Botanico e dedicato a Giovanni Arcangeli (prefetto dal 1881 al 1915), dove crescono due imponenti esemplari di palma del Cile (Jubaea chilensis (Molina) Baill.). Nel Piazzale sorge il fabbricato che ospita uffici, laboratori e l’Erbario (Herbarium Horti Botanici Pisani).

6. L’Orto Nuovo, ottenuto da un terreno fatto acquisire da Gaetano Savi nel 1841, è oggi adibito prevalentemente ad arboreto.

7. L’Orto Del Gratta, l’ultimo terreno annesso all’Orto Botanico in ordine temporale, che presenta anche un’area ‘relax’ con un piccolo laghetto artificiale e due montagnole, la prima con le piante d’altitudine di Alpi Apuane e Appenino Tosco-Emiliano mentre l’altra con specie caratteristiche della vegetazione mediterranea.

Le principali collezioni

Arboreto Si estende nella parte dell’Orto Botanico settentrionale, nel cosiddetto Orto Nuovo, dove sono coltivati alberi. Di particolare interesse alcune conifere come il pino di Wollemi (Wollemia nobilis W.G.Jones, K.D.Hill & J.M.Alle) e il koyamaki (Sciadopitys verticillata (Thunb.) Siebold & Zuccagni). Sono disposti in aiuole di forma irregolare, attraversate da sentieri, secondo lo schema d’impianto proposto nel XIX secolo dai prefetti Gaetano Savi e Teodoro Caruel.

Collezione sistematica Questa collezione consiste in una raccolta di piante raggruppate per famiglie nelle aiuole della “Scuola Botanica”, secondo un criterio didattico-sistematico. L’impianto fu ideato e realizzato, nella seconda metà dell’Ottocento, dal botanico Teodoro Caruel. Questo settore è stato recentemente recuperato ed in parte restaurato per un totale di 50 aiuole, dove sono state raccolte oltre 550 specie appartenenti a 39 famiglie. Questo tipo di disposizione consente di apprezzare le affinità esistenti tra i vari gruppi vegetali, mediante l’osservazione diretta e l’immediato confronto delle strutture fiorali, del tipo di accrescimento e di altri aspetti morfologici.

Collezione delle geofite – Questa collezione, che raggruppa quelle piante che hanno come strategia adattativa la presenza di gemme in posizioni sotterranee, è strutturata secondo un criterio geografico, spaziando attraverso tutti i cinque continenti. Le piante presenti nella collezione sono prevalentemente spontanee, ma si annoverano anche specie ornamentali risultato di ibridazione e selezione da parte dell’uomo.

Flora officinale Anche l’Orto botanico di Pisa, come quelli immediatamente successivi di Padova e di Firenze, è nato come “Giardino dei Semplici”. Attualmente, nel settore detto “Orto del Mirto” per la presenza di un vetusto esemplare di mirto (Myrtus communis L.), vengono coltivate circa 140 specie di piante officinali, alcune utilizzate anche dalla farmacopea ufficiale italiana come ad esempio il ricino (Ricinus communis L.) e la digitale (Digitalis purpurea L.).

Victoria cruziana

Piante acquatiche Nel cosiddetto idrofitorio trova spazio una collezione di specie prevalentemente autoctone, adattate alla vita negli ambienti ricchi di acqua che un tempo caratterizzavano ampiamente il territorio toscano. Molte di queste sono fortemente minacciate e rischiano di scomparire a causa dell’inquinamento delle acque e delle ripetute bonifiche idrauliche, come il quadrifoglio d’acqua (Marsilea quadrifolia L.) ed il nannufero (Nuphar lutea (L.) Sm.). Nella Serra della Victoria, vengono coltivate anche svariate piante acquatiche esotiche come Victoria cruziana A.D.Orb. Guarda un approfondimento su questa specie al link: https://youtu.be/EyRlhdTlNWQ.

Succulente Un’intera serra dell’Orto Botanico è adibita ad ospitare le cosiddette “piante grasse”, specie originarie di zone aride e desertiche. Sono esposti sia esemplari appartenenti alla famiglia Cactaceae, di provenienza americana, che i più rappresentativi generi delle piante succulente africane, Aloe ed Euphorbia. Al centro della Serra si segnala la recente messa a dimora di giovani esemplari di Welwitschia mirabilis Hook.f., una straordinaria gimnosperma definita da Darwin come “l’ornitorinco del Regno Vegetale”. Guarda un approfondimento su questa specie al link: https://www.youtube.com/watch?v=m3QXolFsu80.

Piante dei climi tropicali – Le specie vegetali arbustive ed arboree provenienti dalle aree tropicali del Pianeta sono collezionate nella Serra Tropicale. Le piante sono collocate in grandi aiuole che seguono una distribuzione geografica. All’interno di ogni aiuola, le specie sono raggruppate in base agli ambienti di crescita.

Mini-serra di Amborella (Temporaneamente chiusa) La serra, uno spazio climatizzato di soli sei metri quadrati, è stata appositamente allestita per ospitare una pianta di notevole interesse sistematico ed evolutivo, Amborella trichopoda Baill., specie endemica della Nuova Caledonia e unica rappresentante attualmente vivente di una antica linea evolutiva isolata da tutte le altre nell’ambito delle angiosperme. In questa piccola serra è stata inoltre alloggiata una panca costruita col legname di un antico tasso messo a dimora nell’Orto Botanico nel 1844, abbattuto per motivi di sicurezza. Guarda un approfondimento su questa specie al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=bihMaIL_1LQ.

Piante nella ricerca Posizionata nella Scuola Botanica, ospita esemplari utilizzati per studi sistematici o per vari progetti di conservazione ex situ, che tipicamente prevedono come ultima fase la reintroduzione nell’ambiente naturale. Guarda un approfondimento su una delle specie presenti in questa collezione: https://www.youtube.com/watch?v=E46WcCsToc0.

Attività e progetti

Fin dalla sua origine l’Orto ha svolto un’importante funzione nelle attività didattiche universitarie. Oggi l’Orto è fonte di materiale vegetale per vari corsi di Botanica, nonché di visite didattiche dedicate. L’attività didattica, tuttavia non si limita ai soli corsi universitari: sono migliaia gli scolari e gli studenti, provenienti da scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale, che effettuano ogni anno la visita guidata all’Orto Botanico.

Alcune scolaresche cittadine seguono uno specifico programma, concordato con gli insegnanti, sull’evoluzione del regno vegetale, sugli alberi monumentali, ecc., articolati in lezioni teorico-pratiche con impiego di piante fresche (realizzate a scuola dagli insegnanti o nell’aula didattica dell’Orto dal personale dell’Orto e del Museo botanico) ed in visite guidate, su percorsi appositamente tracciati nell’Orto.

Non mancano infine proposte educative per il pubblico generico, che può accedere all’Orto durante tutto l’anno. Le attività in questo settore hanno inoltre subito un notevolissimo impulso in seguito all’adesione dell’Orto Pisano alle settimane nazionali della cultura scientifica, promosse dal MUR ogni anno a partire dal 1991. Sono state organizzate manifestazioni con specifiche iniziative, concretizzate nell’allestimento di mostre tematiche, nella produzione di guide, audiovisivi e sussidi didattici su elaboratore elettronico.

Le collezioni dell’Orto sono anche un supporto ai vari programmi di ricerca attivi presso i diversi settori del Dipartimenti di Biologia, di Farmacia, di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali. Essi sono indirizzati su aspetti biologici, genetici e naturalistici della ricerca, e anche su settori più strettamente applicativi quali quello farmaceutico, veterinario ed agrario.

Nell’Orto vengono coltivate piante in pericolo di scomparsa in Italia e nel mondo. Infine, l’Orto Botanico pubblica ogni anno il proprio Index Seminum  per partecipare a livello globale allo scambio di semi tra Orti Botanici per incrementare le proprie collezioni e favorire la tutela della biodiversità. L’Index Seminum è consultabile al seguente link: (https://www.ortomuseobot.sma.unipi.it/wp-content/uploads/2020/01/INDEX-SEMINUM-PISA-2020_ok.pdf)

Bibliografia

AAVV., 1991 – I Musei dell’Ateneo Pisano. Tipografia Giardini, Pisa. AAVV., 1992 – Guida agli Orti Botanici della Toscana. Tipografia Giorgi e  Gambi, Firenze.
AMADEI L.,2003 – Il Museo botanico. In Arte e Scienza nei Musei dell’Università di Pisa, Pisa, ed. PLUS, pp. 73-96.
AMADEI L., BEDINI G., GARBARI F. , PISTOLESI G., 1993 – Erbari. Conservare le piante attraverso i secoli. III settimana dlla cultura scientifica e tecnologica, 19-24 aprile 1993, Dipartimento di Scienze Botaniche, Pisa.
AMADEI L., BEDINI G., GARBARI F., PISTOLESI G., 1994 – Flora pisana. dalle sabbie alla città. IV settimana della cultura scientifica e tecnologica, 18-24 aprile 1994, Dipartimento di Scienze Botaniche, Pisa.
AMADEI L., BEDINI G., GARBARI F., PISTOLESI G.,1995 – Flora pisana. Piante alimentari,  selvatiche e domesticate. V settimana della cultura scientifica e tecnologica, 3-9 aprile 1995, Dipartimento di Scienze Botaniche, Pisa.
AMADEI L., BEDINI G., LORENZETTI L., PAGLIANTI M., PISTOLESI G.,1996 – L’orto dipinto. Botanica ed immagini. VI settimana della cultura scientifica e tecnologica, 25-31 marzo, 1996, Dipartimento di Scienze Botaniche, Pisa.
BEDINI G., 1997 – Conservation projects in the Botanic Garden of Pisa. In: Touchell D.H., Dixon K.W.: Conservation into the 21st Century. Proceedings of the 4th International Botanic Gardens Conservation Congress: 29-36. Kings Park and Botanical Garden, Perth.
BEDINI G., GARBARI F., 1992 – Il Giardino dei Semplici di Pisa: dalla tutela della salute dell’uomo alla salvaguardia dell’ambiente. Edizioni Quattroemme, Perugia.
BEDINI G.,  PISTOLESI G., 2003 – 100 piante da scoprire negli Orti Botanici universitari toscani, in “Musei dell’Università di Pisa”, 2003,IV/6, p. 3
BEDINI G., PISTOLESI G., 1990 – L’Orto botanico, in I musei e le collezioni dell’Università di Pisa al 1999, a cura di R. Ciranni, Pisa, Primula.
BEDINI G., PISTOLESI G., 2003 – L’Orto Botanico, in Musei dell’Università di Pisa. Pisa, Edizioni Plus, pp. 29-70.
COARO E., 1987 – Dendroflora dell’ Orto Botanico pisano. Materiali per lo studio e la catalogazione del patrimonio vegetale dei Giardini Storici d’Italia. Museol. Scient. 4(1-2):77-93.
GARBARI F., 1990 – Pisa Botanical Gardens: a short visit. Museol.  Scient., 6(1-4): 25-48 (1989).
GARBARI F., 1992 – Luca Ghini, cardine della cultura botanica del XVI secolo. Museol. Scient., 8(3-4): 223 – 236.
GARBARI F., 1992 – L’ Orto Botanico dell’ Università di Pisa. In: Raimondo F.M. (Ed.), Orti Botanici, Giardini Alpini, Arboreti italiani, pp. 225 – 237. Edizioni Grifo, Palermo.
GARBARI F., 2001 – L’ Orto Botanico dell’ Università di Pisa. Giardini 161:58-67.
GARBARI F.,
TONGIORGI TOMASI L., TOSI A., 1991 – Giardino dei Semplici. L’ Orto Botanico di Pisa dal XVI al XX secolo. Edizioni Pacini, Pisa.
TOMEI P.E., COARO E., GARBARI F., 1987 – Il catalogo di Dionisio Veglia, prefetto dell’ Orto Botanico di Pisa nel XVI secolo. Museol. Scient., 4(3-4): 229-261.