Orto Botanico dell’Università di SienaOrto Botanico dell’Università di Siena

  • Dipartimento di Scienze della Vita Università degli Studi di Siena - Via P. A. Mattioli 4 - 53100 SIENA
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  • RESPONSABILI Direttore: Prof Cosima Baldari Comitato scientifico: Loppi Stefano - Maccherini Simona - Nepi Massimo Curatore: Paolo Castagnini Programmazione didattica: Ilaria Bonini
  • ORARI Orario : dal 1 al 15 Settembre 2014: Lunedì a Domenica dalle 09.30 alle 18.30; dal 16 Settembre 2014 al 15 Ottobre 2014: Lunedì a Domenica dalle 09.30 alle 17.00 dal 16 Ottobre 2014 al 28 Febbraio 2015: Lunedì a Domenica 9.30 alle 16.30. dal 1 Marzo 2015 al 15 Giugno 2015: Lunedì a Domenica 9.30 alle 17.00.
  • INGRESSO A pagamento : web:www.proeco.it
  • BOOKSHOP No
  • SUPERFICIE circa 25.000 mq
  • VISITE GUIDATE a pagamento Proeco - Studio Associato di Consulenza Agronomica- Faunistica-Geologica-Topografica - Via Uopini n° 21/23 Loc. Uopini –53100 SIENA
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  • INDEX SEMINUM Si

Cenni storici

Serra antica

Le antiche origini dell’Orto Botanico risalgono al 1588, con l’istituzione della cattedra dei “Semplici” a Siena, presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala. Nel settecento, pur continuando a mantenere importante la parte relativa alla spezieria, l’interesse scientifico si sposta su piante provenienti da paesi esotici. Nel 1784, con la riforma dello Studio di Siena, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo affida a Biagio Bartalini il compito di trasformare l’antico Orto dei Semplici in Orto Botanico dell’Università. Giuli, succeduto a Bartalini, aumenta le piante straniere da 200 a 300 e riesce a pubblicare il primo Index Seminum senese con 900 specie. Il desiderio di trasportare l’Orto altrove, in uno spazio meno angusto, si realizza solo nel 1856 con Giuseppe Campani, che riesce a trasferirlo nella sede attuale. Nello stesso anno viene istituito l’Erbario dell’Università di Siena, con i campioni raccolti dallo stesso Campani e altri appassionati botanici senesi.
Nei suoi 45 anni di lavoro Attilio Tassi (1861-1905) fa rifiorire il nuovo giardino introducendo un gran numero di piante, acquistando nuovi appezzamenti di terreno e costruendo una serra calda. A Biagio Longo si deve invece la costruzione dell’Istituto di Botanica (1910-1912), una villetta isolata a due piani posta nella parte alta dell’Orto. Arturo Nannizzi, direttore dell’Orto dal 1934 al 1950, fa allestire sul ripiano sottostante il nuovo edificio e l’Accademia dei Fisiocritici, un reparto – La scuola – per raccogliere le piante officinali. Con la direzione di Rodolfo Pichi Sermolli (1951-1957) viene ripresa, dopo 15 anni di sospensione, la pubblicazione dell’Index Seminum. Negli anni sessanta, con Elena Maugini prima e Giacomino Sarfatti dopo, l’Orto subisce trasformazioni radicali. L’Università di Siena richiede l’istituzione della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche  e Naturali e l’Orto, nonché l’Istituto di Botanica da cui dipendeva, vengono passati da Farmacia alla nuova Facoltà. L’area a disposizione dell’Orto viene raddoppiata, viene costruito un nuovo complesso che ingloba la villetta sede dell’Istituto di Botanica, fa scomparire una serra fredda, provoca una nuova sistemazione dell’accesso e la divisione in due parti de “La scuola”.

Erbario

Nel 1984 l’Istituto di Botanica e l’annesso Orto Botanico confluiscono nel Dipartimento di Biologia Ambientale. Nel 2002 l’Orto Botanico e l’Herbarium Universitatis Senensis sono stati identificati nel Museo Botanico, e dal 2012 fanno parte del Dipartimento di Scienze della Vita. Le attività di divulgazione e educazione ambientale e di supporto alla ricerca e sono sempre l’asse centrale delle loro funzioni istituzionali, ma nel nuovo millennio il tema cardine di tutti i vari servizi educativi e scientifici, è la conservazione della Biodiversità. Quindi nell’Orto Botanico sono stati completati (iniziati alla metà degli anni ’90) gli allestimenti di ambienticome: il Giardino Roccioso, le Orchidee spontanee della Toscana centro meridionale, il Felceto e il Lago. Collezioni che permettono di far conoscere agli studenti e al pubblico in genere, un sempre maggior numero di specie spontanee della Toscana, con l’intenzione di portare il visitatore a rispettare e conservare la natura e particolari specie a rischio di estinzione. Grazie all’attenzione dedicata al problema della tutela della natura, la Regione Toscana con la legge 56/2000, ha riconosciuto gli Orti botanici della Toscana come Centri per la conservazione Ex-Situ della flora (C.E.S.FL.). Questa identificazione permette all’Orto di attivare progetti scientifici di conservazione e di monitoraggio della flora autoctona nel territorio provinciale. Il Museo Botanico è dal 2002 on-line, in un sito web descrittivo delle attività, delle Collezioni e annualmente viene inserito l’Index Seminum aggiornato, per lo scambio di semi con altri Orti Botanici ed Istituzioni di ricerca (www.museobotanico.unsi.it). Gli anni 2000 sono stati importanti anche per l’HERBARIUM UNIVERSITATIS SENENSIS, infatti i locali sono stati raddoppiati (circa 50 m2) ed è stato predisposto un impianto di condizionamento, che mantiene la temperatura costante sui 17°C e un impianto di deumidificazione dell’aria (condizioni ambientali necessarie per la buona conservazione dei campioni vegetali essiccati). Negli anni 2002-03 la cooperazione con l’Università di Perugia e di Camerino ha permesso la progettazione del programma An Archive for Botanical data, dedicato all’informatizzazione dei campioni d’erbario e dei dati floristici, che ancora oggi viene implementato e modificato. Così per l’Erbario c’è la possibilità di consultare il materiale conservato e di richiedere i saggi essiccati in scambio o per revisione, al sito: www.anarchive.it .

 

Le principali collezioni

Orchis purpurea

L’Orto Botanico è situato all’interno delle mura medievali della città, che ne fanno da confine a Sud, più precisamente nel versante della valle di S. Agostino, con un’esposizione Ovest-Sud-Ovest e un’altitudine compresa tra i 280 e 350 m s.l.m.. Tale collocazione tutta in pendenza, fatta di vialetti tortuosi, piccole vasche, grotte di roccia spugnosa e una Fonte medievale, ne fanno un’oasi di pace e tranquillità, con alle spalle la città del Palio. In aiuto al visitatore il riconoscimento delle piante ospitate è facilitato da appositi cartellini – bianchi per le piante autoctone e gialli per quelle esotiche – che ne riportano il nome scientifico e l’eventuale nome volgare e forniscono informazioni sulla famiglia di appartenenza e l’areale di distribuzione. Dal 2004 una semplice cartellonistica esplicativa posta in varie aree, accompagna il pubblico nella visita sia guidata, che libera. La presentazione delle piante dell’Orto Botanico, che si estende a sorpresa una volta oltrepassati i vialetti di accesso, si basa secondo criteri sistematici o ecologici. Le aiuole con le piante ornamentali, i pergolati e i filari di alberi costituiscono le radice originaria, secondo i canoni di allestimento dei giardini ottocenteschi.

L’Erbario è localizzato al piano seminterrato del Dipartimento di Scienze della Vita ed è accessibile per la consultazione del materiale su prenotazione. Ospita collezioni di essiccata suddivise in: Collezione Storica (campioni del XVIII secolo) e Collezione Moderna (campioni dal 1850 ad oggi).

 

La scuola

Si trova su terrazze artificiali situate ai due lati del palazzo dell’Università ed è caratterizzata da aiuole rettangolari delimitate da mattoni. In questi spazi, utilizzati a scopo didattico, le Angiosperme (piante con fiori e frutti) a portamento erbaceo e basso-arbustivo sono presentate per affinità sistematiche. Quest’area fu creata all’inizio del ‘900 per ospitare le piante officinali, i Semplici della tradizione medica, oggi vi si affiancano anche specie ad uso alimentare, le cui caratteristiche principali sono illustrate in appositi pannelli. Alcune delle specie coltivate sono: Glycyrrhiza glabra, Foeniculum vulgaris, Sinapis alba, Oryza sativa, Conium maculatum, Atropa belladonna, Datura stramonium, vari cereali (Triticum sp.pl, Hordeum vulgare, Avena sativa) e legumi.

Il parco

Questa è l’area più complessa dell’Orto Botanico, suddivisa in varie aiuole di caratteristica impronta ottocentesca, che illustrano i vari taxa botanici. L’aiuola delle Gimnosperme (piante a seme sprovviste di fiori e frutti) con portamento arboreo, presenta numerosi esemplari, tra cui Taxus baccata (♂), Ginkgo biloba (♂), Sequoiadendron giganteum, Araucaria araucanae, varie specie di abete (Abies pinsapo, A. alba, Picea abies) e ginepro (Juniperus sabina, J. communis). Questi esemplari raggiungono talvolta dimensioni notevoli, però non mancano le forme arbustive come il montano Pinus mugo, o lianose, come la rara Ephedra fragilis (una liana strisciante di ambiente mediterraneo considerata una sorta di “anello di congiunzione” tra Gimnosperme e Angiosperme). Altre Gimnosperme s’incontrano passeggiando per l’Orto e alcune possono essere considerate specie molto antiche (Pinus nigra ssp., laricio e Cupressus lusitanica var. benthamii), mentre quelle che non resistono al freddo dell’inverno (Araucaria, Cycas, Ficus) si trovano in vaso nel Tepidario. Le aiuole delle Angiosperme esotiche arboree, che ben si adattano a vivere all’aria aperta, espongono esemplari di grandi dimensioni sia di specie ornamentali che da frutto, a testimonianza della antica impostazione espositivo/sistematica dell’orto senese. Alcuni esempi di piante presenti già dalla fine dell’800 sono: Diospyros virginiana, una pianta di origine americana, introdotta in Europa nel 1620, come portainnesto del caco (Diospyros kaki), è dioica, slanciata, raggiunge i 15-18 metri di altezza a maturità, le bacche prima della maturazione non sono commestibili e l’ok al palato lo abbiamo quando vediamo i primi corrugamenti della buccia esterna, il frutto è un alimento importante per la fauna selvatica; Maclura pomifera (), di origine americana, dioica, dal particolare frutto subgloboso, rugoso dai 10-14 cm di diametro; Gleditsia triacanthos, leguminosa americana dai grossi frutti penduli: baccelli neri, con semi commestibili; Cydonia oblonga, appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è una delle più antiche piante da frutto conosciute, chiamata volgarmente cotogno.

Nella parte centrale del Parco sono visibili le piante indigene tipiche delle formazioni vegetali della Toscana centro-meridionale e sono organizzate nelle Fasce Vegetazionali che occupano in natura. La Fascia Costiera è rappresentata da numerose sclerofille sempreverdi mediterranee, si tratta di essenze adattate a un clima con estati calde e aride e inverni miti, con precipitazioni concentrate nei mesi autunnali e primaverili. Molte di queste piante hanno foglie sempreverdi con lamina ispessita, o ridotta, per limitare la perdita di acqua per traspirazione durante i periodi più caldi. Fanno parte di questa fascia varie specie a portamento arboreo (Quercus ilex, Q. suber), arbustivo (Erica arborea, E. scoparia, Phillyrea angustifolia, Myrtus communis) o strisciante (Smilax aspera, Lonicera implexa, L. etrusca). La Fascia Collinare, ospita le latifoglie eliofile a riposo invernale (caducifoglie), tipiche di climi più continentali. Tra le numerose specie arboree presenti nell’Orto troviamo Acer monspessulanum, Sorbus torminalis, Ostrya carpinifolia, Quercus cerris, e tra le erbacee dalla fioritura precoce (Galanthus nivalis, Anemone nemorosa, A. hortensis, A. apennina, Hepatica nobilis). La Fascia Montana è costituita da latifoglie, sciafile a riposo invernale, e aghifoglie. Le prime, a foglie caduche, sono rappresentate nell’Orto Botanico da Fagus sylvatica, Castanea sativa, Acer lobelii. Al termine di questa fascia si trova il boschetto, un’area costituita prevalentemente da alberi e arbusti sempreverdi, che mantiene integre le sue caratteristiche originarie.

Architetture

Antica serra: fu costruita nel 1875 e copre una superficie di 85 m2. Sicuramente può essere ritenuta uno tra i luoghi più suggestivi dell’Orto: si presenta con i vetri colorati (giallo e blu) e un rivestimento posteriore in calcare cavernoso. Il suo interno riproduce il clima caldo umido delle foreste tropicali, con una temperatura di 18/20°C e una elevata umidità. L’impostazione espositiva rimanda a quella originaria: piante poste nella porzione centrale, sui banconi in marmo laterali e sospese al soffitto, densissime, per dare meglio la sensazione di essere proprio in un foresta equatoriale! Infatti dobbiamo ricordare che circa l’82% della biodiversità conosciuta è rilevabile proprio in queste foreste. Possiamo ammirare alcune specie particolari qui coltivate come: le Tillandsie sp.pl. (o piante atmosferiche), le Felci epifite (Platycerium biforcatum), il fiore di cera (Hoya carnosa), l’albero che cammina (Pandanus veitchii) e alcune piante insettivore epifite (Nepenthes sp.pl.).

Tepidario: costruito nel 1977 e ampliato alla fine degli anni 80, copre ora una superficie di 350 m2. Nella sua prima parte espone piante tropicali, che non resistono al freddo invernale del nostro clima e che sono sistemate all’esterno in primavera/estate. Mostrano un portamento arboreo e sono coltivate in vaso. Troviamo numerose specie di Casuarina, Eucalyptus, Acacia; non mancano le piante dalle spettacolari fioriture come Passiflora capsularis, Strelitzia alba e Hibiscus rosa-sinensis. Nella parte terminale sono stati ricreati gli ambienti desertici e semidesertici naturali dell’America e dell’Africa. La capacità di vivere in un ambiente con limitata disponibilità di acqua e forti escursioni termiche ha determinato lo sviluppo di particolari piante: le Succulente (piante dotate di tessuti, che possono immagazzinare grandi quantità di acqua). Esse raggruppano specie con portamento e strutture simili, ma sistematicamente lontane. Nel tepidario sono coltivate in terra e possono essere considerate la radice storica dell’Orto, poiché il gruppo delle Mammillarie sp.pl. era il nucleo originario della collezione iniziata alla fine dell’800.

Limonaia: una serra fredda di 38 mq, costruita nel 1964, ospita in inverno la collezione di agrumi e di specie esotiche, come i gerani (Pelargonium sp.pl.) e le calle (Zantedeschia aethiopica).

Serra sperimentale: è utilizzata per la coltivazione di specie (Nicotiana tabacum, Solanum sp.pl., Cucurbita sp.pl., Inula sp.pl.) che stanno alla base di ricerche svolte nel Dipartimento di Scienze Ambientali.

La fonte antica dell’Orto Botanico: è presente in fondo alla valle nel Podere ed è denominata anche Fonte al Pino. La fonte è composta da due corpi distinti: uno più in alto con due ampi archi; l’altro, la vasca, situato esternamente al primo e posto ad un livello più basso del terreno. Difficile stabilirne l’epoca della costruzione (come del resto accade per tutte le fonti minori) anche se potrebbe servire all’uopo l’identificazione dello stemma con banda accompagnata da due gigli, che le incrostazioni di calcare hanno reso quasi illeggibile. Certamente questa è presente nella pianta di Francesco Vanni della fine XVI sec.

 

Ambienti

Gli ambienti acquatici

Questi ambienti sono riprodotti nell’Orto in varie modalità: vasche in muratura, piccoli laghi in vetroresina, stagni, ruscelli, ecc., in modo da poter visualizzare l’enorme varietà delle specie acquatiche in natura. Le idrofite hanno sviluppato adattamenti particolari per vivere in un ambiente privo o con scarso ossigeno gassoso: possono presentarsi del tutto emerse (elofite), come Typha latifoglia, Caltha palustris e Iris pseudacorus, dai bellissimi fiori gialli; parzialmente sommerse o totalmente sommerse (rizofite), come Myriophyllum verticillatum, Alisma plantago-aquatica e infine galleggianti sulla superficie dell’acqua (pleustofite), come Azolla filiculoides e Lemna minor, la più piccola Angiosperma conosciuta. Passeggiando per l’Orto si possono incontrare piante che vivono in luoghi paludosi o lungo i corsi d’acqua come: Taxodium distichum, Alnus glutinosa, Salix caprea, e varie specie di pioppo. In particolare camminando in direzione della Fonte medievale è presente l’allestimento il lago: due vasche, realizzate nel 2005 per la conservazione Ex situ di piante acquatiche divenute rare in Toscana meridionale: Nymphaea alba, Nuphar lutea e Nymphoides peltata.

Il giardino roccioso

Questa area, creata alla fine degli anni ’90, ospita specie spontanee della Toscana centro-meridionale, presenti in aree a forte pendenza (scarpate stradali e cave abbandonate), in zone intensamente pascolate e in aree boschive degradate, sottoposte a tagli irrazionali e/o percorse da incendi. La composizione floristica e la struttura della vegetazione di questo tipo di habitat, sono determinate dalla tipologia geologica e dal suolo. Nel Giardino Roccioso sono stati riprodotti tre tipologie di litosuoli: calcareo, ultramafico e arenaceo-siliceo.

La formazione vegetale che s’insedia nei substrati calcarei e in quelli ultramafici prende il nome di “gariga”. Si tratta di un tipo di vegetazione discontinua a prevalenza di arbusti nani (camefite o nano-fanerofite) ed erbe perenni. Tra le specie presenti su substrato calcareo troviamo Lavandula latifolia, Fumana procumbens, e su quelli ultramafici Centaurea aplolepa ssp. carueliana, Thymus acicularis var. ophioliticus e Iberis umbellata. Su litosuoli arenaceo-siliceo, la vegetazione si presenta come lande a brugo (Calluna vulgaris), arbusteti a ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), a eriche (Erica arborea, E. scoparia) e cisti (Cistus monspeliensis, C. salvifolius).

Il felceto

Una scarpata rocciosa con stillicidio è stata allestita (alla fine degli anni ’90), per ospitare piante indigene di ambienti umidi e freschi. Qui troviamo una raccolta di Felci e Equiseti, tra cui Osmunda regalis, caratterizzata da un grosso rizoma sotterraneo da cui partono le fronde bipennate alte fino a due metri, ed interessante poiché è un relitto terziario; Asplenium trichomanes, Adiantum capillus-veneris, Pteridium aquilinum, Equisetum hyemale, alcune Angiosperme, come Aquilegia vulgaris, dai bellissimi fiori azzurro-violetti, Primula vulgaris, dalla precoce fioritura primaverile. Le rive del piccolo ruscello che si sviluppa dallo stillicidio della scarpata rocciosa, sono bordate da Carex riparia, C. pendula, Lycopus europaeus e da alberi caratteristici degli ambienti ripari (Populus alba, P. nigra, Salix caprea).

Le Orchidee spontanee: verdi ingannatrici

La famiglia delle Orchidee comprende oltre 25.000 specie riunite in circa 800 generi, distribuite in tutto il mondo. Le Orchidee sono presenti in tutti i continenti ad eccezione dell’Antartide e sono più abbondanti nelle regioni tropicali. Le orchidee esotiche (terrestri o epifite) hanno i fiori molto grandi e vistosi: sono quelle che normalmente troviamo in commercio e all’interno dell’Orto Botanico si possono osservare nell’Antica Serra. Invece le orchidee spontanee dai fiori più piccoli poco attraenti rispetto a quelle tropicali, si trovano nei boschi e nelle campagne della nostra Regione. Varie specie (circa 25!!!) sono dislocate, per quanto possibile, nelle aiuole delle Fasce vegetazionali che le ospitano in natura. Nell’Orto Botanico è possibile ammirarle e conoscere l’importanza della complessa forma del fiore per la sopravvivenza di queste specie in particolare nei mesi di aprile, maggio e giugno.

Il podere

Frutteto

Il declivio a valle del Giardino Roccioso fino alle mura della città, è un’area aperta, ancora oggi adibita a podere, cioè riproduce il paesaggio agricolo che caratterizzava in passato le valli situate all’interno della città di Siena. Le colture caratteristiche della campagna sono state qui impiantate: vite, olivo e alberi da frutto. I cultivar di vite sono maritati a sostegni viventi (testucchio, Acer campestre e orniello, Fraxinus ornus), come usavano piantare i contadini. Al frutteto che collezionava anche vari cultivar oggetto di ricerche, dal 2000 si è aggiunta la coltivazione di frutti antichi, un modo di creare un legame con il nostro passato e riunire la cultura storica con la ricerca scientifica, ma anche conservare la biodiversità. Infatti, nelle agricolture tradizionali erano numerose le varietà di alberi da frutto piantate, in quanto anche se la produttività poteva non essere elevata, però la diversità genetica, insita nella specie, garantiva stabilità nel rendimento del raccolto. Nel Podere in zone che non vengono falciate, è possibile imparare a riconoscere le numerose piante erbacee spontanee, che si succedono nel corso delle stagioni nei prati naturali. Tale presentazione è un altro esempio di didattica naturalistica, che contraddistingue l’Orto Botanico di Siena, rispetto ad altre realtà museali.

Attività e progetti

Ninfea Alba

Index Seminum

L’Orto Botanico svolge attività di conservazione e scambio con altri Orti Botanici Nazionali ed Internazionali di semi e spore provenienti dall’orto stesso. Pubblica dal 1953 l’Index seminum e dal 2012 solo on-line.

Prestito, Scambio e Consultazione di essiccata

L’Erbario effettua lo scambio di campioni vegetali della Toscana meridionale con altri campioni provenienti da altre parti dell’Italia e d’Europa. E’ possibile richiedere il prestito di un campione d’erbario per studi scientifici, e consultare il materiale conservato attraverso una prenotazione telefonica, via E-mail o direttamente dal sito: www.anarchive.it.

Visite guidate

Su prenotazione gratuita, si effettuano visite guidate tematiche nell’Orto Botanico, riportate in dettaglio all’interno del Quaderno dell’offerta didattica del Sistema Museale di Ateneo (richiedere a vannozzi@unisi.it) rivolte sia alle scuole che a gruppi turistici. Le visite guidate dal personale del Museo Botanico, hanno la durata di un’ora e mezzo con un massimo di 20 persone.

 

Missione

Conservazione-Educazione naturalistica: l’Orto Botanico con la collaborazione dell’Erbario sono i musei dove si può conoscere e studiare il mondo delle piante. La conservazione della biodiversità, il mantenimento delle specie negli ambienti naturali e l’educazione naturalistica sono i settori principali in cui tali musei svolgono le loro attività.

Ricerca scientifica e didattica: il Museo Botanico svolge un ruolo di supporto nella ricerca scientifica svolta nel Dipartimento di Scienze della vita, nonché nello studio teorico-pratico di tutte le discipline botaniche.