Orto Botanico di PadovaOrto Botanico di Padova

  • Centro di Ateneo Orto Botanico - Università degli Studi di Padova
    Via Orto Botanico, 15 - 35123 Padova

    tel: +39 0498272119 - fax: +39 0498272120
    email: ortobotanico@unipd.it - web: www.ortobotanico.unipd.it
  • RESPONSABILI Prof. Giorgio Casadoro (Prefetto) - Dott.sa Antonella Miola (Vice-Prefetto)
  • ORARI Aprile - Ottobre: 9.00-13.00 e 15.00-19.00 (tutti i giorni); Novembre; Marzo: 9.00-13.00 (chiuso i giorni festivi)
  • INGRESSO Intero 4 euro; Ridotto 3 euro (gruppi con più di 10 persone e over 65); Studenti 1 euro; Ingresso gratuito per studenti e dipendenti dell'Università di Padova e persone diversamente abili.
  • BOOKSHOP no
  • SUPERFICIE 21.960 mq
  • VISITE GUIDATE Solo su prenotazione. Sono gestite dall'Associazione Culturale Alicorno. Per informazioni e prenotazioni contattare i seguenti recapiti: Tel. 346 4282774 - e-mail: info.alicorno@yahoo.it
  • INDEX SEMINUM

Cenni storici

Veduta ottocentesca

Veduta ottocentesca

L’Orto Botanico di Padova, con i suoi oltre 450 anni di vita, rappresenta la più antica istituzione universitaria del genere che abbia conservato la sede originaria d’impianto e praticamente inalterata, dalla fondazione ad oggi, anche la struttura.

Si fa risalire la data di fondazione al 31 luglio 1545, giorno in cui il Consiglio dei Pregadi della Serenissima Repubblica di Venezia, accogliendo la proposta di Francesco Bonafede, titolare della cattedra di Lectura Simplicium, deliberò, con votazione pressoché unanime, l’istituzione in Padova di un Horto Medicinale dove coltivare, osservare, studiare e sperimentare le piante medicinali sia indigene che esotiche.

L’esigenza di una istituzione di questo tipo appare chiara se si considera che le piante rappresentavano a quel tempo gli ingredienti della maggior parte dei medicamenti e che l’impiego delle piante a fini terapeutici si basava quasi esclusivamente sui testi degli antichi autori. L’interpretazione di questi testi, a causa anche delle varie trascrizioni, era alquanto controversa e frequenti erano gli errori di identificazione delle specie descritte. Ciò comportava spesso l’impiego in medicina di piante sbagliate, prive di attività terapeutica o, peggio ancora, tossiche per il nostro organismo.

La possibilità di poter disporre di un Horto dove gli studenti di Medicina potessero ricevere anche una preparazione pratica, oltre che teorica, e si impratichissero nel riconoscimento delle droghe vegetali, consentiva anche di individuare le frequenti sofisticazioni e frodi cui erano soggetti in quel tempo i semplici vegetali, da parte dei fornitori e degli speziali.

Sorto come Horto Medicinale, ha seguito nel tempo l’evoluzione delle discipline botaniche, adeguando le collezioni alle mutate esigenze didattiche e scientifiche.

Tra i vari Prefetti che si sono succeduti nella direzione dell’Orto patavino, si annoverano personalità scientifiche di rilievo in vari settori delle discipline botaniche: il celebre medico Prospero Alpino, il florista Roberto de Visiani, il micologo Pier Andrea Saccardo, il fisiologo Giuseppe Gola.

Struttura e organizzazione

Gingko biloba (1750)

Gingko biloba (1750)

Il progetto dell’Horto Medicinale (detto anche Horto dei Semplici) viene attribuito al dotto patrizio veneziano Daniele Barbaro, divenuto poi Patriarca di Aquileia, e a Pietro da Noale, insigne professore di Medicina all’Università di Padova. Alla realizzazione del progetto contribuì sicuramente il bergamasco Andrea Moroni, il cui nome è legato a numerose altre opere architettoniche padovane, tra cui il Palazzo del Bo’ (sede centrale della Università), la Basilica di S. Giustina e il palazzo che attualmente è sede del Municipio.

L’Orto sorge su un’area di forma trapezoidale di circa due ettari, su un terreno un tempo di proprietà dei monaci benedettini di S. Giustina; esso è delimitato su due lati dal canale Alicorno dal quale, fino a pochi decenni fa, veniva prelevata l’acqua per l’irrigazione. Il nucleo originario dell’Orto è rappresentato dal cosiddetto Hortus Sphaericus, di circa 85 metri di diametro, in cui è inscritto un quadrato, a sua volta suddiviso in quattro quadrati minori detti quarti, separati da due viali perpendicolari orientati secondo i punti cardinali. La forma circolare e la caratteristica ripartizione geometrica che suddivide l’area in 16 settori, è ricca di riferimenti e di simbologie cosmologiche, proprie del periodo rinascimentale. Attualmente ogni quarto, provvisto di fontana centrale, è suddiviso in circa 250 parcelle disposte secondo differenti ed eleganti geometrie.

La configurazione architettonica esterna è stata completata agli inizi del Settecento con la realizzazione dei quattro ingressi monumentali, delle cancellate in ferro battuto di raffinata fattura e della balaustra in pietra d’Istria che sovrasta il muro circolare. Appartengono allo stesso secolo la statua di Teofrasto collocata presso la porta sud e quelle di Salomone e delle Quattro Stagioni ubicate in prossimità della vasca omonima. Nella prima metà dell’Ottocento sono state realizzate le serre e il teatro botanico; attualmente si contano 2 serre calde e 8 serre temperate di modeste dimensioni, di cui una conserva ancora la struttura originale, con colonnine e archi in ghisa.

Le principali collezioni

Platanus orientalis (1680)

Platanus orientalis (1680)

In conseguenza della limitata disponibilità di serre, le collezioni vive dell’Orto sono collocate prevalentemente all’aperto. Il numero delle piante coltivate è attualmente di circa 6.000 esemplari e la loro collocazione segue prevalentemente criteri tassonomici, utilitaristici, ecologico-ambientali e storici.

La collezione sistematica è concentrata nelle quattro maggiori aiuole centrali. Il primo quarto è riservato alle Monocotiledoni, mentre i seguenti ospitano le Dicotiledoni: si tratta in prevalenza di piante erbacee, perenni, dotate di una certa rusticità, rappresentative sia della flora italiana che, in minor misura, di quella esotica.

Tra le collezioni a finalità utilitaristica, particolare significato riveste la raccolta di piante medicinali; essa è suddivisa in due settori, di cui uno riservato alle piante di interesse attuale e cioè di comune impiego sia farmaceutico che erboristico, mentre nel secondo trovano posto i “Semplici” che hanno avuto un certo interesse applicativo nel passato e che ora rivestono solamente un valore storico. Ciascuna pianta è contrassegnata da un cartellino che riporta, oltre al nome scientifico, anche le principali proprietà terapeutiche.

E’ stata recentemente allestita una raccolta di piante velenose con finalità spiccatamente didattiche: alcune appartengono alla flora spontanea del Veneto (colchico, veratro, aconito, ecc.), altre rappresentano specie di comune impiego ornamentale (mughetto, oleandro, tuia, ecc.); sull’etichetta è riportata anche una indicazione del loro grado di tossicità. Molte di queste piante velenose si ritrovano anche nel settore delle piante medicinali, in quanto a dosi opportune possono esplicare una benefica attività nella cura delle malattie.

Le piante carnivore, o meglio insettivore, costituiscono una delle raccolte più rinomate e ammirate dell’Orto. Con un totale di circa 30 specie, in prevalenza di origine esotica, questa collezione offre una documentazione abbastanza completa dei principali adattamenti morfologici e in particolare degli apparati e sistemi di cattura, che possono essere attivi (Dionaea) o passivi (Drosera, Sarracenia, Nepenthes, ecc.).

Le piante acquatiche sono ospitate, in massima parte, nelle due grandi vasche presenti in prossimità della porta nord dell’Hortus Sphaericus. La caratteristica termale dell’acqua, con temperatura costante di circa 25 °C, consente la coltivazione all’aperto anche di specie esotiche di difficile acclimatazione nel clima padano. Tra le specie presenti figurano sia esempi di piante ancorate al terreno (papiro, fior di loto, ninfea, ecc.) che di piante galleggianti (giacinto d’acqua, pistia, lente d’acqua, ecc.). Da alcuni anni viene coltivata all’aperto, con ottimi risultati, anche la gigante e rinomata ninfeacea dell’America tropicale: Victoria cruziana.

Due delle serre temperate dell’Orto ospitano, durante i mesi invernali, una pregevole collezione di piante succulente, esposte con criterio sistematico; durante i mesi estivi la stessa collezione viene ripartita e collocata all’esterno. Le famiglie più rappresentate sono le Cactacee e in particolare il genere Opuntia, Agavacee, Aloacee, Crassulacee ed Euforbiacee.

La collezione delle Orchidacee è costituita da circa 150 entità botaniche e da una cinquantina di ibridi o varietà orticole. Nella stessa serra è pure presente una interessante raccolta di felci, la cui rappresentatività spazia dalle forme acquatiche alle terricole alle epifite, fornendo vari esempi di localizzazione dei tessuti sporigeni.

Le piante dei Colli Euganei e le piante rare del Triveneto sono due settori di recente realizzazione e rispondono a quello che è uno dei ruoli fondamentali degli Orti Botanici: far conoscere al pubblico le piante più caratteristiche del territorio ove si trova l’Orto e collezionare, conservare e studiare le piante per le quali vi è un pericolo di scomparsa, al fine di assicurare il mantenimento della biodiversità.

Nell’Orto sono stati ricreati anche alcuni ambienti naturali che ripropongono esempi di vegetazione di macchia mediterranea, di roccera alpina, di torbiera e dei litorali veneti.

Tra le piante arboree ultracentenarie presenti nel giardino, particolare rilievo assume un esemplare di palma di S. Pietro (Chamaerops humilis) messa a dimora nel 1585 e meglio conosciuta come Palma di Goethe, da quando il sommo poeta tedesco nel 1786, dopo averla studiata, espresse la sua intuizione evolutiva nel saggio “Le Metamorfosi delle piante”.

Il platano orientale (Platanus orientalis) con la sua caratteristica cavità venuta a crearsi nel tronco forse a causa di un fulmine, costituisce un altro cimelio storico per l’Orto, insieme ad un maestoso esemplare di ginkgo (Ginkgo biloba) e di una magnolia (Magnolia grandiflora) risalenti alla metà del Settecento, ritenuti tra i più antichi esemplari di queste specie viventi in Europa.

Nell’arboreto si trova esposto, adagiato al suolo, un tronco di farnia (Quercus robur) subfossile vissuto intorno al 700 avanti Cristo, a testimonianza delle foreste che ricoprivano un tempo tutta la Pianura padana.

Erbari e altre raccolte

palma di Goethe (1585)

palma di Goethe (1585)

Oltre alle collezioni vive dell’Orto, nell’edificio attiguo alla casa del Prefetto, sono presenti numerose altre raccolte, afferenti al Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, che rappresentano una delle documentazioni botaniche, scientifiche e storiche, più importanti d’Italia. Esse sono costituite dall’Erbario Fanerogamico e Crittogamico, da una Xiloteca, una Spermoteca, una Cecidoteca e una Chermoteca. L’Erbario Fanerogamico, costituito da oltre 400.000 exiccata, comprende l’Erbario Generale, l’Erbario Veneto, l’Erbario R. de Visiani della flora Dalmatica, l’Erbario Fenologico A. Marcello e un Erbario di consultazione per la didattica. L’Erbario Crittogamico comprende l’Erbario Micologico P.A. Saccardo (base della “Sylloge fungorum”), l’Erbario Algologico A. Forti, la Collezione Diatomologica A. Fiori e la Collezione Lichenologica J. Schuler.

Attività e progetti

Analogamente agli altri Orti Botanici italiani, anche l’Orto patavino durante i suoi oltre quattro secoli di vita ha contribuito all’introduzione e alla diffusione in Italia di numerose piante esotiche, alcune delle quali molto note, come la patata, il girasole, il lillà, il rabarbaro, il ciclamino persiano, per un totale di circa 70 specie. Una specifica raccolta, collocata di fronte alle serre, documenta queste introduzioni, che sono esposte in ordine cronologico. Da qualche anno è stato allestito in Orto, per la prima volta in Italia, un itinerario didattico studiato appositamente per non vedenti e ipovedenti. Si tratta di collezioni tematiche di piante coltivate in vasi che possono essere sostituiti nel corso dell’anno. Ciascuna pianta, dotata di particolari caratteristiche apprezzabili con il tatto o l’odorato, è contrassegnata da una formella in alluminio o in cotto che indica il nome e le peculiarità delle specie in scrittura Braille.
L’Orto dispone di un Centro Visitatori che oltre a fornire un’ampia documentazione sulla storia, architettura e collezioni di questo sito UNESCO, offre anche la possibilità di usufruire di audioguide e di guide multimediali, utili alla visita autogestita dell’Orto, nonché di un punto vendita collegato alla sede centrale dell’Università patavina.

Nel 1997 L’Orto Botanico di Padova è stato inserito, come bene culturale, nella Lista del patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Questa lista comprende tutti quei beni culturali o naturali ai quali, per la loro ragguardevole qualità, viene riconosciuto un “valore universale eccezionale” e che rappresentano dei beni inestimabili e insostituibili non solo di ogni nazione ma dell’umanità intera. Essi quindi meritano una particolare protezione ai fini di assicurarne la conservazione e la trasmissione alle generazioni future. L’Orto Botanico di Padova è stato inserito nella Lista del patrimonio Mondiale UNESCO in considerazione del fatto che esso testimonia uno scambio di influenze considerevoli nell’area culturale della botanica e rappresenta un esempio unico o almeno eccezionale di una plurisecolare tradizione culturale, come risulta dalla motivazione : “Il giardino botanico di Padova è all’origine di tutti i giardini botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne e segnatamente della botanica, medicina, chimica, ecologia e farmacia”. Nel 2008, l’Orto botanico di Padova, è stato inserito nel 3° Rapporto EURISPES sull’Eccellenza in Italia: “Nostra Eccellenza-Cento casi di successo del sistema Italia”.

Banca del Germoplasma

La raccolta annuale dei semi presso l’Orto botanico di Padova e relativa catalogazione in un Index Seminum, finalizzato allo scambio con altre Istituzioni similari, risale  al 1823. Dal 1978 l’offerta di semi è stata integrata anche con germoplasma  raccolto in natura.

Al sistema di conservazione tradizionale è stato affiancato, dal 1992, il sistema di conservazione dei semi con la tecnica del freddo (crioconservazione).

Gli spazi attualmente riservati all’essiccazione, lavorazione, conservazione dei semi e alle prove biologiche, sono costituiti da due locali per complessivi mq 50; con l’imminente ampliamento dell’Orto botanico su un’area adiacente, saranno a questo scopo riservati spazi molto più ampi e attrezzature più idonee, utili all’allestimento di una funzionale Banca del Germoplasma.

La conservazione a breve termine, che consente di mantenere la vitalità dei semi per 5-10 anni, è riservata ai semi delle specie raccolte in Orto e a quelle raccolte in natura che non figurano come entità rare e/o minacciate per la  flora locale; questi semi vengono conservati in buste di carta, in apposito armadio, in un locale climatizzato. Le specie conservate in questa maniera sono inserite in un catalogo dei semi (Index Seminum), redatto con frequenza biennale, che viene inviato a circa 800 Orti botanici di tutto il mondo.

La conservazione a lungo termine, in relazione all’esiguità di spazi climatizzati e di attrezzature specifiche, viene riservata ai semi delle specie rare e/o minacciate del Veneto e Friuli, raccolti secondo un piano predeterminato. Questo secondo sistema prevede il congelamento dei semi a -18 °C e permette di assicurare la loro vitalità per un periodo superiore a 10 anni.

Le specie conservate in crioconservazione sono attualmente 83, alcune delle quali sono incluse anche nella Direttiva Habitat (Erucastrum palustre, Gypsophila papillosa, Saxifraga berica), altre sono incluse nelle Liste Rosse Nazionali o Regionali stilate da I.U.C.N. e/o da S.B.I. (Euphrasia marchesettii, Haplophyllum patavinum, Moltkia suffrutticosa), altre assumono valenza locale, come quelle minacciate dei Colli Euganei (Crypsis schoenoides, Thymelaea passerina).

Al fine di facilitare il reperimento di entità spontanee da conservare ex situ, è stato recentemente stipulato un accordo di collaborazione con il Giardino botanico delle Alpi Orientali di Monte Faverghera (BL) e con il Giardino alpino del Cansiglio “G. Lorenzoni” (BL).

Dal 2005 l’Orto di Padova aderisce all’associazione RIBES (Rete Italiana Banche del germoplasma per la conservazione Ex Situ della flora spontanea italiana).

Bibliografia

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