Orto Botanico Università di Trieste
- Via Giorgieri 10 I-34127 Trieste
tel: +39 040 5588820 -
email: amoro@units.it - web: https://dsv.units.it/it/node/69250 - RESPONSABILI dr. Andrea Moro, prof. Mauro Tretiach, prof. Andrea Nardini
- ORARI lunedì - venerdì, 7.45 – 20.00, escluso sabato e festivi. Chiusura stagionale da novembre a marzo.
- INGRESSO gratuito
- BOOKSHOP no
- SUPERFICIE circa 2.400 mq + ca. 2 ettari di bosco sul Monte Valerio
- VISITE GUIDATE si, su prenotazione contattando l'indirizzo mail amoro@units.it
- INDEX SEMINUM
Cenni storici
L’Orto Botanico Universitario di Trieste è una istituzione che mantiene piante vive, documentate ed etichettate, aperta al pubblico con scopi di ricerca scientifica, educazione, esposizione, ricreazione e conservazione. Custodisce circa 500 specie cartellinate provenienti da Europa, Americhe, Africa, Asia e Australia, specie endemiche del Carso, del Friuli Venezia Giulia e dell’area mediterranea e una piccola sezione dedicata alle pteridofite. L’Orto Botanico vanta un esemplare monumentale di roverella (Quercus pubescens) bisecolare, unico albero rispettato durante i disboscamenti del periodo bellico.
L’Orto Botanico si sviluppa su una superficie di circa 2400 m2, a 120 metri d’altitudine su un terreno organizzato in terrazzamenti, esposto a sud ovest sul golfo di Trieste. Per la sua peculiare posizione geografica risente del clima submediterraneo della fascia costiera alto-adriatica con estati e inverni secchi e primavere e autunni piovosi. La piovosità è di circa 1100 mm/anno.
L’Orto nacque nell’autunno del 1962 quando gli istituti biologici delle Facoltà di Scienze e Farmacia dell’Università di Trieste vennero insediati nella villa Sevastopulo, ex villa Valerio, al limite superiore del Campus Universitario. Nella villa avevano sede gli Istituti di Zoologia, Farmacologia, Fisiologia Generale e Chimica Biologica, mentre l’Istituto Botanico veniva insediato in un edificio agricolo adiacente. Venne assegnata al nuovo Orto tutta l’area circostante in buona parte tenuta a bosco seminaturale. Dalla primavera del 1963 iniziarono i lavori per la sistemazione dell’Orto: l’originaria struttura a tre gradoni sostenuti da muri in arenaria – tratto distintivo dei pendii arenaceo-marnosi che abbracciano il capoluogo giuliano – vennero rimodellati e solo in piccola parte conservati lungo l’attuale piccola serra fredda. Vennero quindi create piccole aiuole a roccera, tipiche dei giardini alpini, sostenute da spalliere di pietra carsica il cui colore grigio chiaro offre un piacevole contrasto con l’arenaria dei vecchi muri.
L’Orto Botanico Universitario custodiva in origine una collezione dedicata in prevalenza alla flora Carsica e regionale con alcuni esemplari a distribuzione illirica. Dopo una lunga fase di declino, la recente valorizzazione – avviata negli anni 2019-20 – punta a una maggior diversificazione per soddisfare le esigenze della didattica. L’Orto aspira a dotarsi di una collezione botanica con caratteristiche ecologiche, corologiche, fisiologiche, riproduttive diversificate al fine di fornire agli studenti un supporto al processo d’apprendimento continuando ad essere luogo della ricerca con spazi dedicati alle esigenze del Dipartimento.
Le principali collezioni
L’Orto Botanico presenta diverse sezioni: all’ombra del secolare leccio sono custodite le pteridofite: emicriptofite rosulate come Asplenium scolopendrium, Pteris cretica, P. dentata, P. multifida, emicriptofite cespitose come Matteuccia struthiopteris e geofite rizomatose come Cyrtomium laetevirens, nei pressi della serra superiore c’è la sezione dedicata alle succulente con Aeonium arboreum, Agave americana, A. salmiana, A. parryi, Curio talinoides, Haworthiopsis fasciata, nella parte pianeggiante piccoli specchi d’acqua accolgono le piante acquatiche: idrofite natanti come Lemna trisulca, idrofite radicanti come Alisma plantago-aquatica, Butomus umbellatus, elofite come Ranunculus lingua, geofite rizomatose come Limniris pseudacorus, Iris fulva, Phragmites australis, Typha latifolia.
Nella parte bassa dell’orto si sviluppa una vasta sezione dedicata alle fanerofite arboree e cespugliose con Abies alba, A. pinsapo, Berberis eurybracteata, B. thunbergii, Ceratonia siliqua, Chamaerops humilis, Corylus avellana, C. maxima, Cryptomeria japonica, Euphorbia dendroides, esemplari sia maschili che femminili di Ginkgo biloba, Larix decidua, Lonicera tatarica, Malvaviscus arboreus, Magnolia figo, Medicago arborea, Myrtus communis, Nerium oleander, Osmanthus heterophyllus, Pinus nigra, P. nigra subsp. laricio, Phoenix canariensis, Prunus lusitanica, Punica granatum, Trachycarpus fortunei, Viburnum lantana, V. opulus, V. tinus, Yucca gloriosa, Y. rostrata, Ziziphus jujuba, etc.
Le piante termofile sono custodite nelle roccere a gradini della parte alta dell’Orto con specie provenienti dalle regioni a clima mediterraneo e tropicale dell’Africa, Americhe, Asia, Australia ed Europa. Citiamo, tra le diverse specie: le australiane Ozothamnus rosmarinifolius, (Asteraceae), un piccolo arbusto sempreverde aromatico con piccole foglie verde scuro e vistose infiorescenze ad ombrella che ricordano quelle delle achillee (fioritura aprile-maggio). Westringia fruticosa (Lamiaceae) arbusto di piccola taglia con foglie lineari ricoperte sulla faccia inferiore da feltro bianco con fiori ascellari tubulari bianchi o blu pallido maculati (fioritura aprile – maggio). L’africana Salvia aurea (Lamiaceae), della regione del Capo, riconoscibile dai fiori color marrone (fioritura aprile-maggio). Baccharis pilularis – l’arbusto del cojote – è un’Asteracea del chaparral della costa occidentale nord-americana, una pianta pioniera che invade le praterie causando una drastica riduzione della biodiversità se non ostacolata da incendi o pascolamento. Sono originarie dell’area mediterranea Euphorbia ceratocarpa (Euphorbiaceae), endemica dell’Italia meridionale, Teucrium subspinosum (Lamiaceae), endemica delle Baleari e della costa sud occidentale della Sardegna, un piccolo arbusto sempreverde (alto 20-30 cm) con foglie sessili lanceolate, infiorescenza a spiga e fiori bilabiati con calice lanoso, Ptilostemon gnaphaloides, una robusta Asteracea del Mediterraneo orientale e Centaurea cineraria (Asteraceae) – il fiordaliso delle scogliere – una endemica delle coste liguri e tirreniche tassonomicamente complessa, con diverse sottospecie descritte e significative variazioni geografiche. Originarie della Macaronesia sono Euphorbia mellifera (Euphorbiaceae) un arbusto delle isole Canarie caratterizzato dal particolare profumo delle infiorescenze che ricorda il miele e l’Echium candicans – una Boraginacea delle montagne di Madeira – un cespuglio con foglie lanceolate grigio-pelose e dense infiorescenze terminali a pannocchia con fiori bianchi o blu intenso (fioritura primavera – estate). Dalle aree montane dell’Africa meridionale troviamo Aloe polyphylla, Asfodelacea originaria dei monti Maluti nel Lesotho, Eucomis schijffii, specie bulbosa appartenente alla famiglia delle Asparagacee ed Euphorbia clavarioides (Euphorbiaceae).
Le roccere accolgono anche una folta collezione di Cistacee: Cistus creticus (Mediterraneo orientale), C. ladanifer (Mediterraneo occidentale, Portogallo), C. laurifolius (Mediterraneo settentrionale fino alla Turchia), C. monspeliensis (Mediterraneo settentrionale e Magreb), C. salviifolius (Mediterraneo).
Parte integrante dell’Orto Botanico Universitario ma al di fuori del suo recinto e senza limiti d’orario, è il Sentiero Naturalistico del Monte Valerio, con diversi punti d’interesse valorizzati da cartelli esplicativi sulla flora e la fauna. Le stazioni del sentiero sono: il sito della Pervinca, il sito del Muschio, il sito del Bosco, il sito del Picchio, il sito del Lichene, il sito del Flysch, il sito del Pino e la cima. L’ingresso del sentiero si trova di fronte all’ingresso dell’Orto Botanico su via Licio Giorgieri, nei pressi del Castelletto.
Il primo tratto del sentiero naturalistico è caratterizzato da un elevato ombreggiamento dovuto ai numerosi esemplari di alloro (Laurus nobilis), tasso (Taxus baccata) residui dell’antico giardino che delimitava la villa. Poco più in alto si raggiunge la prima cenosi dominata dalla carpinella (Carpinus orientalis) con il sottobosco punteggiato da pungitopo (Ruscus aculeatus) e asparago selvatico (Asparagus acutifolius). Questi pendii scoscesi sono oggetto di intenso ruscellamento nei giorni di forti precipitazioni che causa l’ asporto degli strati più superficiali del terreno.
Dove i pendii sono meno acclivi s’incontra il bosco di rovere, il Seslerio-Quercetum petraeae, un caratteristico bosco-prato dominato da una graminacea, Sesleria autumnalis che conferisce all’ambiente l’aspetto di un prato falciabile. Questa cenosi presenta uno strato arboreo composto da rovere (Quercus petraea), roverella (Quercus pubescens) che prevale sensibilmente nella parte più alta del colle e la carpinella (Carpinus orientalis). Il seslerio-querceto è la tipica associazione che interessa i terreni arenaceo-marnosi posti ai piedi del tavolato carsico in una stretta fascia delimitata dal mare, dalla città di Trieste e dal gradino carsico. Nei secoli passati questi pendii erano dominati da culture quali la vigna e l’ulivo con lembi di bosco limitati agli scoscesi versanti esposti a nord sfavorevoli all’agricoltura. Questi frammenti di bosco – la più comoda fonte di legname per la popolazione locale – venivano solitamente tenuti a ceduo per legna da ardere. Con l’abbandono delle attività agricole ed il conseguente cessare dei fattori di disturbo, il bosco ha rapidamente riguadagnato terreno.
Quando il manto forestale si fa meno denso, il sentiero consente di ammirare una sorprendente associazione vegetale – unica in Friuli Venezia Giulia – connubio tra specie nord atlantiche e mediterranee. Le brughiere a Calluna vulgaris e Genista germanica, tipiche dell’Europa occidentale a clima oceanico, si compenetrano con il mediterraneo cisto femmina (Cistus salviifolius). Il ‘matrimonio’ nasce dal contatto tra il limite settentrionale della distribuzione del cisto con l’areale prettamente europeo occidentale del brugo. Sia la brughiera che la cistaia sono favorite dagli incendi, a loro volta legati alla pastorizia. Questa convivenza anomala favorita dalle attività è ora minacciata dal ritorno del bosco.
Bibliografia
Boemo B., Battistella S., Sponza S., Tretiach M. (eds.), 2007. Il sentiero di Monte Valerio. Arti Grafiche Friulane – IMOCO, Udine
Sono disponibili guide interattive di licheni, muschi e piante vascolari presenti sul Monte Valerio e in Orto Botanico:
Sistema informativo sulla flora vascolare del Monte Valerio – https://dryades.units.it/valerio/
Alberi ed arbusti dell’Orto Botanico universitario di Trieste. Una guida interattiva. -https://dryades.units.it/home/index.php?procedure=ext_key_home&key_type=plants&key_id=2604
Guida interattiva ai licheni di Monte Valerio (Trieste) – https://dryades.units.it/home/index.php?procedure=ext_key_home&key_type=var&key_id=14460
Guida interattiva ai muschi del Monte Valerio (Trieste) – https://dryades.units.it/home/index.php?procedure=ext_key_home&key_type=var&key_id=14748